Il Gip del Tribunale di Rossano, ha assolto per non aver commesso il fatto il
cinquantaseienne coriglianese S.M.
L’uomo era imputato di aver arbitrariamente occupato, in qualità di legale
rappresentante di una nota società armatrice, una superficie di spazio di
proprietà del demanio marittimo con delle unità da pesca.
L’uomo, in aula di giustizia era assistito e difeso dall’avvocato Giuseppe
Vena, veniva processato nelle forme del rito abbreviato condizionato all’
acquisizione di documentazione.
L’avvocato Giuseppe Vena, in sede di arringa, rappresentava al giudicante come
l’uomo era innocente e che vi era stato un mero scambio di persona nel
formulare l’imputazione atteso che tale circostanza si evinceva dalla visura
commerciale e dal codice fiscale differente per cui l’uomo non poteva aver
commeso alcun reato; tesi difensiva a cui si associava anche il Pubblico
Ministero.
Il Giudice, udite le arringhe difensive dell’avvocato Giuseppe Vena e del
Pubblico Ministero, si ritirava in camera di consiglio per poi rientrare in
aula e dare lettura del dispositivo con cui assolveva l’imputato per non aver
commesso il fatto.
cinquantaseienne coriglianese S.M.
L’uomo era imputato di aver arbitrariamente occupato, in qualità di legale
rappresentante di una nota società armatrice, una superficie di spazio di
proprietà del demanio marittimo con delle unità da pesca.
L’uomo, in aula di giustizia era assistito e difeso dall’avvocato Giuseppe
Vena, veniva processato nelle forme del rito abbreviato condizionato all’
acquisizione di documentazione.
L’avvocato Giuseppe Vena, in sede di arringa, rappresentava al giudicante come
l’uomo era innocente e che vi era stato un mero scambio di persona nel
formulare l’imputazione atteso che tale circostanza si evinceva dalla visura
commerciale e dal codice fiscale differente per cui l’uomo non poteva aver
commeso alcun reato; tesi difensiva a cui si associava anche il Pubblico
Ministero.
Il Giudice, udite le arringhe difensive dell’avvocato Giuseppe Vena e del
Pubblico Ministero, si ritirava in camera di consiglio per poi rientrare in
aula e dare lettura del dispositivo con cui assolveva l’imputato per non aver
commesso il fatto.




