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Le disattivazione delle microspie

13 Marzo 2012
in Microspie
Tempo di lettura: 4 minuti
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Di seguito uno stralcio del provvedimento di fermo dedicato alla operazione di “bonifica” dalle microspie posta in essere da Massimiliano Richichi

Qui di seguito sarà compiutamente vagliato il compendio investigativo raccolto in guisa di dimostrare il pieno coinvolgimento di RICHICHI Massimiliano, assumendo come indici rilevatori le considerazioni che seguono: il TEGANO aveva ricevuto supporto

anche da RICHICHI Massimiliano in almeno due occasioni, il 10 novembre 2010 e l’11 gennaio 2011. Come compiutamente evidenziato nell’analisi dei singoli allontanamenti, infatti, il 10 novembre 2010, TEGANO Bruno aveva ricevuto in prestito l’autovettura del MORABITO con l’intermediazione del RICHICHI mentre in quello successivo – che tra tutti è quello determinante nella complessiva ricostruzione delle attività di favoreggiamento alla latitanza del CONDELLO – era stato proprio il RICHICHI, interfacciatosi a sua volta col GULLI’, a fornire lo scooter al TEGANO.
La sera del 23 dicembre 2010 RICHICHI Massimiliano, unitamente all’amico GULLI’ Carmelo si recava  a cena presso il pub – ristorante “Mamas” sito in via Quattronari di Pellaro. Alle ore 23.10 i due giovani salivano  a bordo dell’autovettura Hyundai IX-35  e si dirigevano in direzione della via Nazionale di quel quartiere.
Alle ore 23.17 il RICHICHI, alla guida del mezzo, imboccava la via Seconda Torrente Filici e sostava per qualche istante nei pressi dello stabile ove il 18 febbraio 2008 era stato tratto in arresto CONDELLO Pasquale cl. 50.
In quel frangente il RICHICHI raccontava  le circostanze che avevano portato alla localizzazione del luogo in cui il latitante si era rifugiato, non sottacendo il fatto di averlo incontrato per una decina di volte durante la latitanza.
Infatti, con riferimento alle modalità di localizzazione del ricercato il RICHICHI censurava il comportamento del BARILLA’ Giovanni chiedendosi “perché lasci il casco, lo lasci nella macchina e prendi il casco…quando…” e “per uno merda di casco, guarda quello che ha combinato!” – il riferimento è all’installazione del sistema di localizzazione satellitare all’interno del casco – anche se, stando al GULLI’, quella scelta investigativa era imprevedibile (…poteva mai pensare…).
Il RICHICHI, tuttavia, non accoglieva le giustificazioni del GULLI’ poiché, sempre con l’intento di censurare il BARILLA’, soggiungeva che “… ti dico una cosa, guarda io… io sono venuto una decina di volte…”, con ciò lasciando intendere che nonostante il numero elevato di visite effettuate al latitante mai aveva creato situazioni di pericolo.
Ancora, ripercorrendo i passi della conversazione, si apprendeva che entrambi erano stati effettivamente resi partecipi della gestione di CONDELLO Pasquale cl. 50, dal momento che, con riferimento al luogo in cui aveva trovato ricetto, secondo il GULLI “…però lo sapevamo, sai quanti? Eravamo forse dieci persone!”, mentre il RICHICHI, soggiungeva che le persone al corrente della cosa erano “di più…”.
Sempre il RICHICHI proseguiva facendo riferimento ad un soggetto non identificabile, a nome “Stefano”, che avrebbe dovuto incontrare il latitante con la sua intermediazione: l’incontro, non databile, sarebbe avvenuto “la sera che è stato… che ci hanno poi… la sera che ci hanno controllato… il gommista sul lungomare” e, con riferimento al soggetto che avrebbe dovuto incontrare il latitante, il RICHICHI gli avrebbe fatto presente che “se non è vero poi… non viene… (inc.)…  e non ce lo puoi dire due ore prima! Non è facile, non è che una cosa… (inc.)… gli devi dare un minimo di spiegazione…”.     
Dopo la sosta, il RICHICHI si dirigeva verso la zona nord della città ed a bordo del veicolo venivano registrati  commenti relativi al ritrovamento di apparati di intercettazione. Intorno alle ore 23.30, infatti, il RICHICHI notava la presenza del microfono della microspia installata sull’autovettura. Dall’analisi del rilevamento della posizione satellitare del veicolo era possibile accertare che al momento esso era in sosta in via Croce Cimitero di Archi. Subito dopo, il RICHICHI, sempre in compagnia del GULLI’, si recava presso il centro di Reggio Calabria ed alle ore 23.45 giungeva nei pressi  dell’attività commerciale denominata “B’Art” sita nelle adiacenze del locale Teatro Comunale.
Alle ore 23.37, il RICHICHI contattava  il fratello Roberto, al quale in un primo momento aveva chiesto dove si trovasse, mentre alle ore 23.39, gli chiedeva di riferire al padre di non utilizzare quel veicolo l’indomani. Veniva infatti intercettato l’invio del sms recante il testo: “Scrivi a papà di nn prendere la macchina domani!!!!!”   e dopo pochi minuti nuovamente: “è pienaaaaaa”  .
Dopo la sosta al B’Art i due giovani si dirigevano verso la zona sud della città ed il RICHICHI, dopo aver accompagnato l’amico a casa , faceva rientro alla propria abitazione.
La mattina seguente, di buon’ora, RICHICHI Massimiliano mostrava  al padre la microspia rinvenuta e alle ore 09.40 si recava dapprima a Gioia Tauro e poi in Rosarno dove incontrava  FAVARA David  con cui aveva programmato  un appuntamento quella stessa mattina.
Al rientro, il RICHICHI si dirigeva in località Archi di Reggio Calabria.
Alle ore 14.39, nel corso della registrazione  della conversazione tra presenti a bordo dell’autovettura anzidetta si ascoltava il giovane rivolgersi a qualcuno all’esterno del veicolo e chiedergli se si stava recando al bar. Grazie al servizio di video osservazione installato all’indirizzo del pastificio “Antichi sapori mediterranei” si notava il transito della Hyundai IX35 che seguiva la Fiat 500 DS980WX  alla cui guida vi era il TEGANO. Le due autovetture si fermavano nei pressi del pastificio: TEGANO Bruno usciva dall’abitacolo della Fiat 500 e si avvicinava al lato guida dell’autovettura del RICHICHI, quest’ultimo prendeva qualcosa per mostrarlo all’interlocutore. Contemporaneamente, dalle registrazioni all’interno dell’abitacolo, era possibile percepire forti rumori provenienti proprio dal microfono dell’apparato di intercettazione.
Dopo una breve sosta, il RICHICHI si dirigeva presso la propria abitazione dove provvedeva  a disinstallare l’apparato di intercettazione presente a bordo della Hyundai IX-35 che, infatti, alle ore 15.26 cessava di funzionare.
Il RICHICHI, in compagnia del padre , rinveniva anche la microspia installata a bordo della Fiat Panda : egli, oramai a colpo sicuro, controllava il veicolo e dopo pochi secondi, alle ore 15.36, individuava l’apparecchio, esclamando: “le hanno messe tutte e due ora, hai visto? ah…nella Panda….”.
L’apparato, dalle ore 15.42, non trasmetteva più dati.
Alle successive ore 16.44, nel corso della registrazione  della conversazione tra presenti avvenuta a bordo della Fiat Croma  in uso a RICHICHI Roberto era possibile ascoltare le voci di quest’ultimo in compagnia del fratello e del padre: i tre avevano rinvenuto un apparato di intercettazione ambientale anche all’interno di quel veicolo e RICHICHI Roberto aveva insistito per non disinstallarlo, operazione poi compiuta da RICHICHI Massimiliano e RICHICHI Roberto.
Dal mese di giugno 2011 venivano effettuate perquisizioni presso le abitazioni dei prossimi congiunti di CONDELLO Domenico, avendo fondato motivo di ritenere che il ricercato in quel periodo avesse trovato rifugio presso di essi. Poi, in data 22 agosto 2011, sulla scorta delle medesime considerazioni, si procedeva alla perquisizione domiciliare sul conto dei RICHICHI, rinvenendo e sequestrando  uno scanner digitale all’interno del comodino posto al lato del letto di RICHICHI Massimiliano e tre apparati di intercettazione ambientale, nascosti in giardino, all’interno di un secchio e coperti da legna. Gli accertamenti sui numeri seriali permettevano di appurare che si trattava dei tre apparati il cui distacco era stato documentato nel corso delle intercettazioni .

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