Promosso dalla Sezione Giovanile dell’Associazione Culturale Anassilaos si terrà martedì 1 dicembre alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso la conversazione del Dott. Franco Iaria sul tema “Fine dell’Utopia?”, un interrogativo acceso sull’attualità dell’utopia. Neologismo coniato da Tommaso Moro, Lord cancelliere di Enrico VIII, re di Inghilterra, giustiziato perché contrario all’Atto di Supremazia , quale titolo alla sua opera più famosa Utopia, la parola utopia contiene in sé, fin da quando Moro la creò, una certa ambiguità. Scontato il termine “topos” (in greco luogo) resta la discussione sul suffisso interpretato ora come “eu” (“ eutopos” buon luogo), “ou” (“outopos” nessun luogo). Il libro contiene la descrizione di una ideale società organizzata (Utopia è una repubblica) nella quale vige, tra l’altro, la comunione dei beni e si capisce, come per Moro, valessero per la sua Repubblica entrambi i significati di utopia trattandosi di un’isola inesistente e di un buon luogo. E’ evidente che da Moro in poi il termine ha assunto significati diversi a seconda delle situazioni storiche ed è stato applicato ora all’economia ora alla società ora anche alla religione. L’espressione è stata anche utilizzata per definire aspetti del pensiero politico greco, di alcuni filosofi (Platone) o poeti (Esiodo). E’ però nei secoli XVII,XVIII, XIX e XX che noi troviamo l’uso del termine per definire stati ideali (Campanella, La città del sole) o società egualitarie che prevedono l’abolizione delle differenze sociali, economiche, culturali. Nel Novecento, nel nome dell’utopia, sono stati creati movimenti politici e stati nei quali l’individuo è stato schiacciato e travolto, pensiamo al nazismo e alla sua pretesa di creare un uomo nuovo e perfetto sia sul piano fisico-razziale che su quello culturale; pensiamo al comunismo e alla sua pretesa di creare una società di eguali anche a costo di milioni di morti. « Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno » scriveva, a ragione, Paul Claudel. Certo – sostiene Tito Tropea, Presidente dell’Anassilaos Giovani – ciò non significa negare il valore dell’utopia come impegno personale a migliorare la realtà che ci circonda. Gli uomini non saranno uguali nella realtà effettuale ma il principio di uguaglianza è stato affermato e da esso non si deroga. Gli utopisti hanno avuto il merito di avanzare idee e proporre soluzioni che potevano, ed erano al tempo in cui essi vivevano, palesemente irrealizzabili ma il progresso dell’umanità nel campo dei diritti, dell’uguaglianza giuridica, economica e sociale c’è stato pur con tutti i limiti che sono davanti ai nostri occhi. Porsi oggi il problema di quale utopia possibile – sostiene Tropea – è dunque importante. Il crollo delle ideologie (1989) o meglio degli stati che pretendevano di incarnare la realizzazione di quelle ideologie, ha anche infatti comportato un crollo di ideali travolgendo anche quel che di buono, ideale, generoso v’era in quelle ideologie. Bisogna dunque trovare la maniera e il modo di ripartire, se non dall’utopia, almeno con gli ideali e in questo i giovani debbono impegnarsi perché spetta a loro, nel fallimento dei padri, cercare nuove vie per cambiare il mondo.




