
di Franco Arillotta – Nel contesto delle manifestazioni per la ‘commemorazione’ – e non mai della ‘celebrazione’ – del terremoto del 1908, poco noto è il ruolo che fu svolto a Reggio Calabria da San Luigi Orione e dal reggiano mons. Emilio Cottafavi, Delegato Pontificio.
Operando in piena sintonia, essi assicurarono a centinaia di ragazzi e ragazze reggini, rimasti orfani a seguito del disastro sismico, il ricovero in idonei istituti di assistenza, opponendosi a tentativi di speculazione ‘sociale’ messi in atto da più parti.
Quanto più specificatamente a mons. Cottafavi, egli è stato una personalità di notevole spessore, nel mondo cattolico italiano degli inizi del 1900. Godeva della totale fiducia di Papa Pio X, che, accaduto il terremoto, lo mandò in Calabria per portare tutto l’aiuto possibile; ed egli si impegnò per due anni a provvedere alla resurrezione materiale e spirituale della Chiesa reggina.
Compito che assolse egregiamente, pur tra immense difficoltà, a cominciare dall’inesistenza di strade per raggiungere i centri montani nei quali ricostruire chiese e oratori.
Usufruendo saggiamente delle ampie aperture di credito del Vaticano, mons. Cottafavi riuscì a erigere, in elementi prefabbricati forniti dall’industria inglese, duecento otto nuove chiese, ad iniziare dalla cattedrale-baracca sull’antica piazza del Duomo. Assicurando la piena rinascita del clero reggino, crudelmente colpito da tanti lutti. A lui si devono, inoltre, la fondazione del settimanale cattolico ‘Reggio Nuova’, che segnò positivamente i momenti della ricostruzione, e l’appoggio dato alle istituzioni religiose e alle organizzazioni cattoliche reggine, che furono, così, in grado di svolgere una preziosa opera di sostegno morale e materiale della nostra Comunità.
Quanto ai suoi rapporti con San Luigi Orione, essi culminarono nell’affidamento, al Santo della Divina Provvidenza, dell’oratorio di San Francesco ai Tremulini e del complesso dell’Istituto ‘San Prospero’ sulla Collina del Trabocchetto.
Al qual proposito, va auspicato che il grande quadro di San Prospero vescovo, Patrono di Reggio Emilia, opera dell’artista reggiano Cirillo Manicardi, che Cottafavi fece apporre in quella chiesa e che oggi è depositato presso una casa privata, possa tornare presto nella piena fruibilità della Città.
Ed è mia ferma opinione che le manifestazioni per la commemorazione del terremoto del 1908 devono essere anche occasione per la realizzazione di nuovi rapporti culturali con tutte quelle Comunità, italiane ed estere, che furono a vario titolo coinvolte da quel terribile evento.
Di che porgo testimonianza personale, ringraziando il prof. Giuseppe Adriano Rossi, della Deputazione di Storia Patria di Reggio Emilia, per l’intensa e qualificata collaborazione offerta nell’acquisire notizie e documenti relativi appunto a mons. Emilio Cottafavi.




