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    "Carlo V e la sua Calabria". Anassilaos ne parla martedi 25

    Il  21 settembre  del 1558 si spegneva in Spagna, presso il monastero di Cuacos de Yuste,  Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e  Re di Spagna, colui che aveva orgogliosamente affermato che sui suoi possedimenti il sole non tramontava mai. Per ricordare il 450° della sua morte l’Associazione Culturale Anassilaos ha promosso un incontro sul tema “Carlo V e Reggio Calabria” che si terrà martedì 25 novembre alle ore 18,00 presso la Saletta di San Giorgio al Corso (Ingresso Lungomare), con intervento di Stefano Iorfida, Presidente del Sodalizio.   Scrive nella sua cronaca il canonico reggino Antonio Tegani, all’anno 1535, “ Nelli anni del Signore 1535 il terzo giorno di novembre, lunedì, Carlo V, havendo ritornato vittorioso dalla impresa di Tunisi, in Siclia, passò da Messina a la Catona et tutta la Città con gran Triunfo l’andò incontro. Et lo Magnifico Mattheo Geria Sindico di Reggio l’andò alla staffa dalla Catona fino a Fiumara “. Nella cronaca di Cristoforo Zappia la notizia dello sbarco dell’imperatore viene erroneamente riportata a tre date diverse (1522, 1535,1555) “In detto anno Nicolò o Colaci Mazza andò alla Catona mandato dalli sindaci a complimentare l’Imperatore Carlo V e al ritorno pianse amaramente, e domandato dalla moglie perché piangeva; perché vedo (rispose) l’ignoranza dei giovani;e che da qui a 50 anni non sapranno leggere”.  Domenico Spanò Bolani, nella sua Storia di Reggio Calabria,  pubblicata nel 1857, dice, al contrario, che Carlo V visitò Reggio. “ Dalla qual città (Messina) si trasferì con due galee in Catona, ove accorsero a fargli omaggio molti nobili reggini col loro sindaco Matteo Geria, e pregarono la Maestà sua che volesse per qualche giorno allegrar di sua presenza la loro città. L’imperatore porgendosi grazioso al desiderio de’ cittadini venne in Reggio…”L’amor di patria ingannò lo storico reggino e forse la sua fonte (Giannangelo Spagnolio). Carlo V Nacque  a Gand  o Gent (oggi in Belgio) il 24 febbraio del 1500. Dal 1516, data in cui divenne re di Spagna per la morte del nonno Ferdinando II d’Aragona e per la malattia della madre, Giovanna, detta la Pazza (ritenuta inidonea al regno e che morrà nel 1555) e fino al 1556, data in cui a Bruxelles solennemente rinunciò al potere per rinchiudersi in un monastero, egli è stato il  protagonista indiscusso della storia  europea. Re di Spagna e quindi anche signore di Napoli, della Sicilia e del Ducato di Milano, possedimenti spagnoli; imperatore del Sacro Romano Impero e Arciduca d’Austria dal 1519, per parte del nonno Massimiliano  (il padre Filippo detto il Bello era morto nel 1506 ); signore dei Paesi Bassi per parte della nonna paterna, moglie di Massimiliano, Maria di Borgogna, erede di Carlo il Temerario. Uno sguardo alla carta geografica dell’epoca mostra come Carlo fosse il padrone di una grandissima parte dell’Europa e  spiega anche la lunga e sanguinosa serie di guerre che egli dovette affrontare con la Francia di Francesco I e poi del figlio Enrico II che si frapposero sempre e ovunque al progetto politico Del sovrano sia nell’Europa Continentale che nel Mediterraneo, stringendo anche una alleanza, in funzione anti spagnola, con l’Impero Ottomano di Solimano il Magnifico,la cui flotta venne indotta a devastare le città di Napoli e della Sicilia, e tra esse Reggio, oggetto di periodiche devastanti incursioni. Il progetto politico di Carlo era forse quello di un Europa unita sul piano politico e religioso intorno alla Spagna e all’Impero. Egli mancò sia l’uno che l’altro obiettivo. I suoi tentativi di ricomporre la frattura religiosa creata dalla nascita del Protestantesimo, cercando un equilibrio tra le profonde esigenze spirituali che pure la Riforma rappresentava e i propositi riformatori dei più illuminati tra  Cattolici – tra  quali anche Papa Adriano VI , che dell’imperatore fu precettore – si infransero infatti  contro il  fanatismo dei Riformati, da un lato, e le resistenze dei pontefici (Clemente VII) che si rifiutarono di convocare fin da subito un grande Concilio che tentasse di sanare la frattura. Quando Paolo III finalmente convocò nel 1545 il Concilio a Trento, un concilio che avrebbe profondamente rinnovato la Chiesa, era troppo tardi. L’Europa che egli dunque lasciò al momento della sua abdicazione non era quella che aveva voluto. Egli stesso, del resto, fu costretto a dividere i suoi domini tra il figlio Filippo II (Spagna, Napoli, Sicilia, Milano e Paesi Bassi) e il fratello Ferdinando I (impero e Austria). Allo scopo di alleggerire la pressione turca sulla Sicilia e  su Napoli, Carlo V intraprese nel 1535 una spedizione militare contro il Nord Africa e contro  Khayr al-Din, detto Barbarossa, che portò alla  conquista di Tunisi e alla sconfitta del Barbarossa, che riuscì a fuggire. Nel 1541 tentò una spedizione contro Algeri ma la distruzione di gran parte della flotta a causa delle avverse condizioni del mare lo indussero a rinunciare all’impresa che poi significò la rinuncia a controllare il Mare Mediterraneo con il conseguente aumento del numero delle scorrerie turche.  Fu proprio durante il viaggio di ritorno da Tunisi, nel 1535, che sbarcò a Catona, accolto dai sindaci di Reggio.