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    Prostituzione: consigliere di parità Comune di Reggio replicano a Scopelliti

    Riceviamo e pubblichiamo
    Apprendiamo le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Reggio Calabria in una trasmissione su reti nazionali all’interno della quale si discuteva del grave problema della prostituzione. Lo stesso Sindaco parla della prostituzione come “un problema nuovo per Reggio Calabria e anche se in città abbiamo altri problemi, quello della prostituzione lo viviamo solo da qualche anno, da quando si è sviluppato il progetto di città turistica” (fonte: strill.it).

    Partiamo da due considerazioni di fondo: la prima è che Reggio non è una città propriamente turistica come si vuole far credere, non è in grado di offrire strutture ricettive adeguate e non vede un flusso di turisti particolarmente intenso rispetto a molti altri poli o città che del turismo hanno fatto la propria sussistenza. La seconda, ben più importante della prima, è che la prostituzione c’è, in alcune parti della città si vede e si è sempre vista. In pieno centro storico, la Villa Comunale che dovrebbe essere luogo di svago per bambini, è diventata invece luogo privilegiato per adulti che non disdegnano la compagnia anche di bambine di nazionalità non italiana. Tutto questo a poche centinaia di metri da tutti i principali edifici amministrativi e istituzionali, sotto gli occhi di tutti, come più volte denunciato. Ciò che avviene è solamente la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso e sommerso che si consuma in luoghi sconosciuti e chiusi. E continuerà, purtroppo, ad essere sempre più invisibile proprio a causa delle ultime norme in materia di “sicurezza” e “contrasto alla prostituzione”.

    Se per la Ministra alle Pari Opportunità “è soprattutto in luogo pubblico che si perpetrano le più gravi fattispecie criminose finalizzate allo sfruttamento sessuale”, secondo statistiche fornite da associazioni attive contro la prostituzione forzata e la tratta degli esseri umani, invece, è proprio il luogo chiuso, l’appartamento, la casa isolata, il circolo privato, dove si può violare meglio chi è fragile e sfruttato. E’ proprio al chiuso che ci sono più minorenni e dove le donne, soprattutto straniere, sono di fatto più indifese per l’impossibilità di ricorrere a qualsiasi aiuto. E invece adesso, sono proprio queste giovani donne ad essere le “colpevoli di un reato”, perseguite per legge e persino multate. Si crede forse che dopo una multa di 500 euro quella donna sia libera dalla schiavitù della prostituzione? O ancora che forse “rispedendola al suo paese” la sua vita sia salva? In questo modo la prostituzione diventa sommersa e incalcolabile, aumenta la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili , perché di fatto si impediscono gli interventi di conoscenza e prevenzione che sono possibili solo attraverso i contatti di strada. Crediamo che queste giovani costrette a prostituirsi non siano delle “criminali”, piuttosto siano le uniche vittime della sempre più diffusa tratta degli esseri umani, uno dei più importanti business delle organizzazioni criminali, acquistate, vendute e scambiate come oggetti. E proprio perché vittime devono, dovrebbero, ricevere aiuti adeguati: aiuti che non passano da rigide ordinanze che si limitano a sanzionare chi è vittima di tutto ciò, ma piuttosto dovrebbero venire da adeguati servizi sociali, ad oggi inadempienti.

    Ma purtroppo, e forse questo è l’aspetto più grave e agghiacciante, per i nostri governanti, nazionali e locali, la prostituzione è prima di tutto un problema di “decoro pubblico e urbano”, ciò che può “urtare la morale” o le sensibilità dei benpensanti viene adeguatamente “spostato” altrove. Ciò è dimostrato anche dai provvedimenti presi recentemente proprio da questa Amministrazione Comunale per garantire la cosiddetta “sicurezza” dei cittadini.

    In questo modo i cittadini non vedranno più lucciole in abiti succinti, poiché indosseranno sempre più spesso jeans e maglietta, si apposteranno in luoghi sempre più distanti da sguardi indiscreti o semplicemente saranno costrette a prostituirsi in luoghi chiusi e privati.

    Noi crediamo in un altro tipo di sicurezza, reale, quella delle famiglie, delle donne e dei giovani, e non accettiamo di mettere un velo sopra i problemi per illuderci che così essi vengano risolti. Le donne vittime di tratta, nella sola Europa occidentale, si stima siano almeno 500.000, e l’Italia e il Sud sono proprio i luoghi di passaggio continuo verso il resto del Nord Europa. Proprio qui, nella nostra terra, bisognerebbe fare un duro lavoro di accoglienza, recupero e integrazione, piuttosto che di persecuzione e respingimento.

    E’ necessario investire maggiormente nei servizi sociali, nei centri di ascolto, offrendo un’alternativa sicura alla strada alle tante giovani vittime, impaurite da ritorsioni o violenze da parte dei loro protettori. Solo questa può essere la soluzione a questa terribile piaga, e a chi crede che la prostituzione sia semplicemente il “mestiere più antico del mondo”, replichiamo con sdegno rivendicando il diritto alla dignità di ogni essere umano.


    Le Consigliere della Commissione Pari Opportunità al Comune di Reggio Calabria:

    Laura Cirella – Partito dei Comunisti Italiani

    Katia Colica – Rifondazione Comunista

    Mariacaterina Gattuso – Laboratorio Sociale

    Maria Licandro – Partito Democratico

    Franca Milazzo – Partito Democratico

    Renza Monteleone – Gruppo Misto