di Anna Foti – Il terrorismo tra perversione politica e riflessione filosofica. Una visione aperta ad ogni possibile interpretazione quella offerta da Sergio Givone, professore di Estetica presso l’Università di Firenze, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Non c’è più tempo” (Einaudi) curata da Francesco Idotta. L’incantevole cornice del’Oasi ha infatti ospitato il quarto incontro, promosso dal circolo culturale Rhegium Julii presieduto da Giuseppe Casile, nell’ambito dei Caffè Letterari. Un romanzo che non si propone di formulare delle tesi o di prospettare soluzioni definitive e che, come lembo di una terra di mezzo che in lontananza guarda a tutto non disdegnando di inventare, esplora la dimensione del fenomeno che in assoluto semina più bruttezza nella nostra epoca: il terrorismo.
Così si intrecciano filosofia, inetsa come chiarificazione della realtà esistente e amante della conoscenza di ciò che è senza più veli o filtri, e letteratura, intesa come guida verso nuovi mondi da conquistare. Registri diversi, quelli utilizzati da Sergio Givone, per un viaggo che, contrariamente alla maggior parte dei romanzi, non termina con un ritorno a casa ma con la certezza dell’assenza di una patria. L’ambientazione nel sottosuolo della città fiorentina, in un momento storico difficile per l’Italia degli anni di Piombo, suggerisce una dimensione in cui la stessa essenza del tempo, che non basta al suo accadere, è inficiata da un vuoto appena scoperto e già incombente. Così tra il fanatismo e il nichilismo si colloca la fioritura di un incubo, una volta sogno come il terrorismo una volta fede cieca in un ideale. “Il tempo è sparito” ma in realtà a sparire per il protagonista è la desiderabilità dell’incanto della vita. Un riflessione acuta su un fenomeno che ancora oggi segna drammaticamente la realtà ma che, tuttavia, è stato generato dallo stesso tempo che adesso minaccia di restarne inghiottito e, spesso, da intelligenze tradite dalla loro insolita grandezza.




