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    Associazione Anassilaos: per non dimenticare le leggi razziali del 1938

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    Il 5 agosto del 1938, settanta anni fa, sulla rivista La difesa della razza venne pubblicato il Manifesto che segna l’inizio del razzismo italiano avviando  quel processo che portò in pochi messi alla emanazione delle cosiddette Leggi Razziali.

    Si tratta – rileva Tito Tropea, Presidente dell’Anassilaos Giovani, di un evento tragico che sarà brevemente ricordato martedì 5 agosto alle ore 21,00 presso il Chiostro, nell’ambito dell’incontro dedicato al filosofo Jacques Derrida, ebreo francese che subì le leggi razziali di Vichy, e sul quale l’ Associazione Anassilaos tornerà, nei prossimi mesi, con  un  convegno storico-giuridico, ma che occorre oggi nell’anniversario della pubblicazione del Manifesto sulla Razza, richiamare alla memoria. A redigere “le proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista” furono, come è noto,  scienziati  illustri e prestigiosi  di molte  Università Italiane, i cui nomi riportati in libri e riviste è opportuno ricordare non fosse altro per comprendere l’asservimento della scienza italiana a teorie pseudo scientifiche  (Lino Businco, Assistente alla cattedra di Patologia Generale all’Università di Roma,Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all’Università di Firenze,Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria,Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano,Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all’Università di Roma,Nicola Pende, Direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma,Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia l’Università di Roma, Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all’Università di Roma, Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica, Sabato Visco, Direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, Direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche,Edoardo Zavattari, Direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma). Si tratta di un testo, articolato in dieci punti (le razze umane esistono, esistono grandi razze e piccole razze, il concetto di razza è concetto puramente biologico, la popolazione dellItalia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana, è una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici, esiste ormai una pura “razza italiana, è tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti, è necessario fare una netta distinzione fra i mediterranei d’europa (occidentali) da una parte e gli orientali e gli africani dall’altra, gli ebrei non appartengono alla razza italiana, i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo) che francamente sorprende  non soltanto per le assurdità scientifiche e storiche (non a caso mancano tra i firmatari gli storici) ma per il modo in cui tale manifesto apre d’improvviso  nel Paese una questione razziale fino al momento del tutto assente. Al manifesto, nota Tropea,  aderirono fior di intellettuali, scrittori e filosofi tra i quali  Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Luigi Gedda, Giovanni Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, e questo la dice lunga sulla capacità dell’intellettuale italiano di resistere alla lusinga del potere. Quello che più conta comunque – nota l’esponente giovanile dell’Anassilaos –  è che tale manifesto diede inizio all’adozione, tra l’indifferenza generale, frutto della paura o dell’interesse,  delle leggi razziali che non costituirono  un unico corpus ma un insieme di leggi e decreti leggi (Regio Decreto Legge del 5 settembre 1938, che stabiliva  «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista»; Regio Decreto del 7 settembre che stabiliva  «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri»; Dichiarazione sulla razza, infine, del  6 ottobre, emessa dal Gran Consiglio del Fascismo e accolta  dallo Stato con un regio decreto legge del 17 novembre dello stesso anno 1938) ovviamente  firmati da Benito Mussolini quale capo del Governo e poi  promulgati da Vittorio Emanuele III, che si assunse tutta la responsabilità costituzionale, politica e morale di tali leggi. Scrivere e parlare oggi di quei fatti, a settanta anni di distanza, – dichiara il Presidente dell’Anassilaos Giovani – potrebbe sembrare inutile o quasi un voler rimestare tra le pagine oscure e vergognose della storia del nostro Paese ma la facilità con cui un regime, in  un dato momento, crea una “questione razziale” inesistente ottenendo l’avallo pseudo-scientifico di taluni scienziati, il sostegno di intellettuali importanti  e consapevoli, l’ acquiescenza delle istituzioni (Monarchia e Chiesa Italiana), nel silenzio generale della pubblica opinione, dimostra come sempre sia possibile creare paure per fatti inesistenti o, ad arte, ingigantiti e adottare conseguenti provvedimenti. Ecco perché ricordare tale anniversario, che ha macchiato l’onore dello stato italiano, può oggi ancora servire giacchè il sonno della ragione, per citare il titolo di una famosa acquaforte di Goya,  genera mostri.