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Catanzaro, il legale di Giusti rivela lettera: ”Se non vedo i miei figli muoio”

15 Marzo 2015
in Catanzaro, CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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carnuccio
“Caro Paolo ti aspetto al più presto per strategie future. Ti affido un compito: per Sabato 6 Ottobre ho detto alla mamma

dei miei figli di portarli. Assicurati che si organizzi. Te lo chiedo come un fratello! Devo vedere i figli o posso morire. Invece devo essere forte per la certa vittoria finale! Dillo anche a mia sorella. Fate il possibile. Un abbraccio”. Queste le ultime parole che il giudice Giusti ha scritto ed inviato tramite fax dal carcere di “Opera” al suo legale Paolo Carnuccio, che stamattina, in una conferenza stampa, tenuta nel suo studio di Catanzaro, ha chiarito alcuni punti fondamentali. Naturalmente, tanto l’avvocato Carnuccio, quanto lo stesso Giusti, apprendendo della condanna a 4 anni di reclusione dell’ex Gip di Palmi, con l’accusa di corruzione aggravata dalla finalità mafiosa, sono rimasti “sorpresi per la profonda ingiustizia della sentenza”. Lo stesso avvocato Carnuccio ha discusso Giovedì scorso della questione con il suo assistito e Venerdi, Giusti avrebbe incontrato l’avvocato Eliana Zecca, di Milano, per esaminare la sentenza.  Molte le opinioni scambiate, ma nulla che lasciasse presagire il gesto estremo che di lì a poco l’ex giudice avrebbe compiuto. Anche dalle parole del fax, ottimiste per l’esito futuro del processo, non si potevano prevedere le sue intenzioni. L’avvocato Carnuccio chiarisce che lo stato di salute di Giancarlo Giusti è in progressivo miglioramento e che si stanno valutando i danni cerebrali, anche se il pericolo di vita pare sia scongiurato. Si attende, processualmente, l’esito dell’udienza prevista per il prossimo 15 Novembre, relativamente all’art 7, e al cosiddetto “metodo mafioso,” che aggrava il reato di corruzione di cui è accusato Giusti. Al di là, però, dell’aspetto puramente processuale, un uomo Venerdì scorso ha tentato di togliersi la vita. La psiche dell’ex Gip era fortemente turbata dalla depressione, di cui l’istituto penitenziario era a conoscenza. Secondo il racconto dell’avvocato Carnuccio, infatti, Giusti, già da prima dell’arresto, avvenuto lo scorso marzo, soffriva di stati depressivi continui. A questi si sono aggiunti, secondo il presunto biglietto rinvenuto, la delusione nei confronti della giustizia, in cui credeva ciecamente, e nei confronti della famiglia. Delusione nei confronti della famiglia, sì. Pare, appunto, che Giusti non incontrasse i suoi due figli dal giorno dell’arresto e che manifestasse il desiderio di vederli tra le righe di numerose lettere scritte alla sorella Gabriella. “Sono stato abbandonato da mia moglie, dai miei figli. Sono deluso dalla giustizia”. È forte la polemica sulle dichiarazioni che l’ex moglie di Giusti ha rilasciato a “Il Giorno” ed al “Corriere della sera”, dalle quali è chiaro che lei fosse a conoscenza delle presunte frequentazioni losche del marito. “Presunte, appunto”, chiarisce l’avvocato. “In merito alla vicenda, infatti – sottolinea l’avvocato – Giancarlo Giusti ha sempre dichiarato d’aver sbagliato come uomo, moralmente, ma non riteneva d’aver commesso alcun reato”. La dinamica del tentato suicidio ancora non è del tutto chiara, non si capisce bene, ancora, cosa abbia concretamente utilizzato per tentare il suicidio, “quel che è certo – continua l’avvocato – è  che stiamo analizzando la situazione nella sua globalità. Mi preme ringraziare il direttore del Carcere di Opera il dottor Giacinto Siciliano, per la massima disponibilità dimostrata”. Sull’errore di persona commesso dalla Uil penitenziaria, che aveva diffuso la notizia del suicidio del giudice Giglio, conclude l’avvocato Paolo Carnuccio, “valuteremo il da farsi e l’eventuale querela”.

(Clara Varano)

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