
di Stefano Perri – La Calabria abbraccia il suo Carmine Abate. Lo scrittore arbereshe originario di Carfizzi in provincia di Crotone ritorna in Calabria dopo la storica vittoria della 50° edizione del Premio Campiello
con il suo ”La collina del vento”.
Nell’Auditorium Calipari del Consiglio Regionale della Calabria lo scrittore è stato accolto dal calore degli studenti provenienti da ogni parte dalla Regione. A presentarlo di fronte agli studenti un radioso Presidente del Consiglio Francesco Talarico.
”Per noi è una giornata speciale e significativa – ha detto Talarico – a Carmine Abate va il nostro augurio e credo sia molto significativa l’accoglienza con i giovani della Calabria, che devono essere sempre più protagonisti del loro futuro. Carmine Abate rappresenta un esempio di un Calabrese che è andato fuori e si è affermato e deve essere da stimolo per tutti noi e per la classe dirigente della Calabria. La vittoria del Premio Campiello è una vittoria di tutta la Calabria, perché nel romanzo di Abate ci siamo tutti noi, il nostro senso di appartenenza, la nostra identità, la nostra cultura”.
Abate rappresenta oggi l’orgoglio della Calabria positiva. Dalla pubblicazione de ”I Germanesi” nel 1986 Abate ne ha fatta tanta di strada. Già finalista del Premio Campiello nel 2004 con ”La festa del ritorno”, Abate è giunto quest’anno sul gradino più alto del prestigioso premio letterario. Un riconoscimento storico per uno scrittore calabrese. Quella di Abate è una bella storia. Nato nel 1954 a Carfizzi (KR) ed emigrato a soli 21 anni ha vissuto per anni in Germania e da dieci anni vive in Trentino dove lavora come insegnante. Una vita vissuta da eterno emigrante, uno status che ritroviamo nei suoi romanzi nei quali l’emigrazione rappresenta una sorta di destino ineluttabile, ma che al tempo stesso si accorda con un fortissimo senso della famiglia, dei valori e delle radici.
Il suo ”La collina del vento” è oggi ai vertici di tutte le classifiche italiane di narrativa, vincitore di numerosi premi, è stato tradotto anche in Germania, Francia, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, USA e in corso di traduzione in arabo.
Alla cerimonia di accoglienza in Consiglio Regionale presente anche lo storico calabrese Pasquino Crupi. ”Fui il primo – ha detto Crupi – a capire la grandezza del suo romanzo il ballo tondo a partire dal 1991. In quegli anni la Calabria letteraria era solo un riepilogo di grandi spiriti, essendo defunti tutti i più grandi letterati di questa terra. Abate ebbe la forza di porsi come il restauratore della letteratura calabrese vivente e rappresenta oggi a pieno questo spirito di contemporaneità della narrativa calabrese”.
”Ho accettato questo invito perché sono onorato di entrare nella casa della Calabria – ha concluso infine lo scrittore Carmine Abate – la mia è una storia tipica di tanti calabresi. Sono nato in un paesino arbereshe in provincia di Crotone. Ho imparato a parlare ”la lingua del pane”, l’italiano, che mi ha dato da vivere, ma non ho mai dimenticato l’albanese antico, ”la lingua del cuore”. Ho iniziato a scrivere per ubbidire all’urgenza di denunciare l’ingiustizia che subisce chi viene allontanato dalla propria terra. Ho scritto molti romanzi sull’emigrazione. Ma l’emigrazione è sempre negli occhi degli altri. Io ritengo di essere la sintesi di tutti i luoghi in cui ho vissuto. Non sono uno sdradicato, semmai sono una persona che ha più radici. Le più profonde sono in Calabria, nella mia identità arbereshe. Col tempo ho capito che non si deve per forza scegliere tra il nord e il sud, non voglio vivere solo di nostalgia con i piedi al nord e la testa al sud, ma voglio stare con un piede al nord e uno al sud, e con la testa al centro”.




