
di Giusva Branca – Tanto per incominciare, proprio in quanto “vocazione”, questa a cezione fa a cazzotti con il principio di scelte fatte calare dall’alto;
diciamo, allora, che si può parlare di chi “asseconda”, con le proprie scelte, la vocazione di una città.
E’ ben chiaro che parliamo di Reggio e, se volete, anche di Messina; insomma dello Stretto in senso…stretto, perché, ad esempio, non sfugge a nessuno che, invece, quando si parla di Taormina e delle isole Eolie il discorso cambia e di molto.
Ed allora, tornando a noi, diciamo che, già da anni, l’Amministrazione Scopelliti ha scelto la via di “Reggio turistica” investendo anche tante risorse per renderla appetibile ad ipotetici flussi di turisti che, in effetti, negli anni si sono visti in città come non era mai accaduto.
La polemica deflagra ogni anno uguale a sé stessa e, francamente, un po’ stantia.
Il refrain è il medesimo che interessa numerose altre comunità che investono notevoli risorse in “attrazioni” di tipo ludico-culturale (o pseudo tale) e riguarda l’opportunità di non destinare altrove e per tematiche più “socialmente utili” i fondi.
Noi, tuttavia, visto che ci sforziamo di non essere mai banali, non ci appassioniamo a questo tema e preferiamo guardare la Luna piuttosto che il dito che la indica.
Fuor di metafora, se un’Amministrazione comunale ha scelto questa via, c’è poco da fare i conti in tasca a questa o quella manifestazione, a questo o quel cantante. La scelta va accettata o non accettata in blocco, senza fare le pulci ad ogni delibera.
Il discorso è, allora, più complesso: assecondare una vocazione, sia essa turistica, industriale, agricola o che si voglia, rappresenta un percorso che, necessariamente si deve (e di fatto lo fa) fermare ad un certo punto.
Se la politica va troppo avanti rispetto alla città, allora si che si corre il rischio di buttare i soldi.
La parte strettamente imprenditoriale di Reggio e di Messina, nel giro dei prossimi tre anni, deve mandare alla politica segnali certi ed inequivoci rispetto alla reale condivisione del progetto di città turistica.
Servono idee; ci sono?
Servono imprenditori che non siano solo prenditori; ci sono?
Servono capitali; ci sono?
Servono contatti, sinergie, capacità di ingresso nei circuiti nazionali ed internazionali che contano; ci sono?
Nessuna città assurta stabilmente al novero di città turistica, in Italia o all’estero, lo ha fatto per scelta pubblica; viceversa tutte le località “cult” del settore sono l’espressione massima della più moderna e dinamica imprenditoria privata che, dopo avere investito pesantemente, è stata in condizione di aprire a pedate le porte del Comune o della Regione per vedere garantita la qualità dei servizi pubblici.
Ecco, la partita si sposta su questo tavolo; da ora in avanti Scopelliti a Reggio e Buzzanca a Messina devono investire tanto non più per avviare il volano turistico, ma per garantire servizi in qualità e quantità necessaria a soddisfare la domanda locale prima e quella, ancora più esigente, dei potenziali turisti poi.
Pulizia delle strade, risorse idriche in quantità, mezzi pubblici adeguati, sicurezza ed ordine nelle vie ed anche controllo dei prezzi (sembra che solo strill.it si sia accorto che a Reggio l’inflazione galoppa più che nel resto del Paese) da oggi in poi sono le condizioni necessarie ma non sufficienti per far stare in piedi il progetto di città turistica.
Non sufficienti perché, come detto, la palla passa all’imprenditoria locale, visto che, nonostante qualche equivoco maturato negli ultimi tempi, è questa e solo questa che determina l’andamento economico di un territorio e, quindi, che incide sulle scelte e, conseguentemente, le “vocazioni”.
Che, giova ricordarlo, non si fissano per decreto




