I colori e le atmosfere suggestive delle opere di Jurgen Jansen arricchiranno le prestigiose sale del Castello Aragonese di Reggio Calabria sino al 31 agosto.
La personale dell’artista tedesco, organizzata dalla “Blu Ocean”, è stata presentata dall’assessore comunale ai Beni Culturali e Grandi Eventi Antonella Freno, accompagnata nella descrizione di questo importante percorso culturale da Christoph Kivelitz, critico d’arte della Galerie Robert Drees di Hannover e dallo stesso Jansen.
Diciannove opere in mostra nell’antico maniero che sovrasta il centro cittadino e divenuto, da qualche anno, location d’importanti appuntamenti espressivi.
Un allestimento delicato e nello stesso tempo capace di esaltare la tecnica dell’artista, quello predisposto per ospitare, per la prima volta nel nostro Sud Italia, una mostra di Jansen.
“Abbiamo il piacere sincero – ha detto Antonella Freno – di dar vita ad un’opportunità davvero significativa per Reggio Calabria. La presenza in riva allo Stretto di questo artista si inserisce pienamente nel più ampio programma dell’Amministrazione comunale volto all’internazionalizzazione della nostra città, che sta vivendo una serie intensa di rapporti con le altre realtà europee, compresa la Germania, terra natia di Jurgen Jansen. Ritengo, dunque, che l’appuntamento con l’esposizione affermi ulteriormente il valore delle sinergie che intercorrono in tali occasioni d’incontro, nella consapevolezza che i luoghi dell’arte debbano vivere di un certo dinamismo che viene rafforzato, appunto, dall’espressioni di autori come Jansen. Il Castello Aragonese continua a porsi, dunque, come importante segmento artistico, un’eccellenza che rientra nel mosaico culturale che sta prendendo vita per l’esaltazione delle potenzialità di Reggio Calabria”. Ringraziando il Comune, Christoph Kivelitz, ha spiegato l’essenza dei lavori di Jansen definendoli come la “concentrazione di diversi concetti di pittura, tra l’astrazione e l’oggettività, permeati da un riferimento a modelli interpretativi mitologici, storici dell’arte, teorici dei media così come anche scientifici, avendo egli compiuto i suo studi in biologia, arte e pedagogia del disegno: un lavoro sulla materia e sulla sostanza di colori ed immagini. Nel dettaglio, su un sottofondo incolore in resina vengono versati, gocciolati, o apportati con diversi utensili 20-30 strati di colore. Il tutto con tecniche sempre nuove. Questa immagine ‘specchiata’ costituisce – ha concluso il critico – un paradigma centrale nell’analisi della fotografia, del film e dell’arte dei media, proprio perché nelle sue superfici pare che i diversi livelli di realtà si fondano reciprocamente ed indichino una possibile conciliazione”.
Ecco, in sintesi, l’anima, il ‘fil rouge’ di “Wenn wir uns wiedersehen … quando ci rivedremo”, che l’artista ha ripercorso insieme ai presenti.




