Arriva il secondo libro della trilogia dedicata al fantastico di Andrea Camilleri. Dopo ‘Maruzza Musmeci’, la donna sirena, questa volta, l’inventore del commissario Montalbano si cimenta a raccontare la vita di Minica, moglie di Nino Zarcuto, che lavora in un casello. E’ proprio lui, Nino, che da’ il titolo al libro di Camilleri ‘Il Casellante” (Sellerio, pp.140, euro 10). Una favola amara, una metamorfosi incompiuta, la vita di un casellante e della sua amatissima e sfortunata moglie in un’epoca di ingiustizie quotidiane, il fascismo. Siamo in Sicilia, tra Viga’ta e Castelvetrano negli ultimi anni del fascismo. A Nino Zarcuto, "trentino, beddro picciotto" rimasto privo di due dita per un incidente sul lavoro, e’ toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si e’ sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Il lavoro e’ poco e c’e’ tempo per l’orto, per andare ogni tanto in paese e Nino, appassionato di mandolino, puo’ anche dilettarsi con l’amico Toto’ in qualche serenata improvvisata. Un giorno, pero’, accade la tragedia: Minica viene violentata e perde il bambino, oltre alla memoria e anche la ragione. Nino arrivera’ alla verita’ e alla vendetta, "ma non riacquistera’ la pace perche’ Minica ha perduto il senno". La donna vuole diventare un albero, essere piantata proprio come un albero.Vuole essere piantata come un albero, e come un albero generare. Il suo corpo comincia a trasformarsi: "i capelli in fronde leggere, le braccia verso il cielo come flessibili rami; il corpo si ricopre di corteccia; i piedi in radici". Intanto la storia va avanti a ritrom serrato e arrivano gli ‘americani’. Ed e’ proprio in questa fase piu’ drammatica che Minica "novella Dafne, trovera’ la forza e le risorse per ricominciare a vivere". E Camilleri si sta gia’ preparando a scrivere il terzo libro della trilogia. (Adnkronos)




