di Isidoro Pennisi – Sergio Mattarella, prima ancora che il nuovo Presidente della Repubblica Italiana, è un siciliano. La Sicilia, come qualsiasi altra realtà geografica e culturale della Terra, concede i natali sia a donne e uomini di valore come ad esseri umani colmi di meschinità e senza tracce di valori evidenti.
Nascere in Sicilia, quindi, non garantisce nulla, tranne un aspetto alquanto particolare che consiste nel non nutrire alcun affetto o sentimento per la realtà dei fatti, che viene rispettata e temuta oltre misura da tutti i siciliani, ad Occidente come a Oriente. Sia coloro che hanno valore umano come quelli che non ne hanno per niente, in Sicilia non hanno scuse e sono sempre in grado di poter decidere da che parte stare in ogni frangente.
La Sicilia è una entità variegata e articolata che ha un suo minimo comune denominatore in una considerazione che potrebbe risultare non credibile per chi sottovaluta la storia e le esperienze che gli eventi producono in una cultura: in Sicilia si è già vissuto collettivamente tutto ciò che è possibile vivere almeno una volta, e non esiste novità che possa meravigliare.
I siciliani sanno bene come vanno a finire le cose una volta che gli esseri umani e le occasioni le hanno istruite in una data maniera. Questo vale sia per un siciliano mediocre, come ve ne sono tanti, sia per uno come Sergio Mattarella che è tutt’altro che mediocre.
Non mi compete descriverne la figura ma mi preme sottolineare e far vedere cosa ci si può aspettare in base alla sua siciliana cultura pubblica. Non sarà il suo profilo umano, che già tutti provano a descrivere, a fare la cifra del suo mandato, ma una cosa molto diversa che credo di poter indicare a chi legge: non farà ciò che crede giusto in base alle sue idee sulla realtà, ma farà ciò che è coerente con la realtà così come è. Non proverà a frenare o stimolare le idee e gli istinti che muovono il branco variegato della politica ma governerà idee e istinti collettivi guidandoli verso ciò che è possibile, sapendo bene che la storia passata è molto lunga, quella futura altrettanto, e che nulla è più sciocco che cogliere l’attimo come se questo fosse inizio e fine di una storia collettiva. Per governare realmente e con responsabilità gli altri bisogna avere una grande facoltà di ingannare se stessi, che è la precondizione per alimentare una grande indipendenza di pensiero. Perché questa è la vera qualità che il nuovo Presidente della Repubblica io credo dimostrerà: una indipendenza di pensiero in misura elevata.
Parlo della vera indipendenza di pensiero, che non consiste nella semplice e banale qualità, che è il minimo sindacale per avere un pensiero, di non dipendere dai pensieri altrui e dalle pressioni del pensiero dominante, ma nell’essere indipendente dalle stesse esperienze e dai preconcetti fisiologici che gli esseri umani consolidano nel tempo. E’ in questo senso che io credo che vi sia stata per il nostro Paese una fortunata sottovalutazione da parte di chi lo ha votato.
Lo hanno sottovalutato i Nipoti del Paese di questa Terza fase della Repubblica (la nuova classe dirigente emergente) che credono di poter utilizzare ciò che rimane dei Padri del Paese della Prima fase della Repubblica (come Mattarella) ai loro fini incolti; lo hanno sottovalutato a maggior ragione i Figli del Paese della Seconda fase della Repubblica (l’intera nomenclatura storica del Partito Democratico e il resto di ciò che resta della Sinistra Italiana) che credono che il nuovo Presidente possa essere un sicuro argine al prepotente presente, ma che sia indifferente e senza idee per ciò che riguarda il futuro, che loro vorrebbero che rimanesse una cosa loro. Non sarà così.
Se devo dire cosa mi viene in mente in questo momento, dico che mi sembra che si materializzi, come una profezia, la scena del terzo atto dei Giganti della Montagna che Pirandello non riuscì mai a scrivere ma che descrisse a suo figlio la sera prima di morire. In questo terzo atto, che potrebbe corrispondere a questa terza fase della nostra Repubblica, lui immaginò di collocare al centro della scena un Olivo Saraceno. Un albero secolare, fermo, con profonde radici, che ha visto tanti secoli passare senza far mancare mai il proprio Olio prezioso. Sergio Mattarella sarà questo: un Olivo Saraceno con una lunga storia alle spalle e un futuro ancora più lungo di ciò che immaginano i suoi elettori ma anche, e questo è ormai una cifra dell’informazione italiana, i saccheggiatori di biografie.
Coloro che credono che informare e formare l’opinione pubblica consista nel raccontare le glorie e le miserie umane delle persone (cosa che tutti abbiamo in quantità discretamente abbondanti) e non le vicende, il contesto, le condizioni storiche in cui esse sono avvenute, avvengono e avverranno. È molto più facile, ed in tanti lo fanno, riuscendovi o meno, essere una persona inedita, speciale, sopra le righe, nuova e, alle volte, anche eroica. Il difficile è essere una persona che non dipende nemmeno da ciò che pensa, ma costruisce un pensiero ad ogni occasione in cui è chiamato a vivere una responsabilità assumendosi il carico di coloro che a lui sono stati affidati. Mattarella è un galantuomo perché è galante con la vita: la prende sul serio. “Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev’esser sempre.”






