Spal-Reggina 0-1, Sudtiro-Reggina 2-1, Palermo-Reggina 2-1, Reggina-Pisa 0-2 e Cittadella-Reggina 3-2. La serie è quella delle cinque sconfitte della Reggina nelle ultime sei partite. Ko in molti casi immeritati, ma anche con un’evoluzione comune.
Tutte le sconfitte si sono concretizzate nel secondo tempo o addirittur anegli ultimi minuti per quel che riguarda le ultime trasferte.
In avvio di stagione si temeva che la Reggina potesse pagare il deficit di preparazione, cosa che in realtà non è avvenuta.
Dopo la pausa invernale, e con i richiami fatti, si immaginava che questa paura potesse evaporare. E allora qual è il problema che attanaglia la squadra di Pippo Inzaghi? La sfortuna è un parametro che sta determinando la crisi, ma non è l’unico. Basterà probabilmente una partita con un pizzico di buona sorte e mantenendo il livello delle prestazioni per rovesciare il trend.
Tuttavia, nell’analisi del momento ci sono almeno due elementi che stanno facendo la differenza. Il primo è che forse, quando arrivano le fasi delicate del match, la squadra paga un po’ dazio al timore della consapevolezza che questo sia un momento nero. Un problema inaspettato per una formazione molto esperta.
Il secondo è che, evidentemente, la Reggina deve confrontarsi sia con la lista degli indisponibili che una rosa che non ha nelle alternative lo stesso livello degli undici titolari (anche e soprattutto a livello di caratteristiche). La prova lampante è arrivata nel match con il Pisa, quando le forze fresche inserite da D’Angelo hanno fatto tutta la differenza del mondo in una rosa straordinaria come quella toscana-
Avere un altro Menez non sarebbe stato certo possibile, ma gennaio – senza la situazione che si conosce- in altri momenti avrebbe rappresentato l’occasione ampliare la gamma di scelte di Pippo Inzaghi. L’auspicio è che i recuperi di Galabinov, Ricci e Camporese diano respiro nella possibilità di ruotare uomini con caratteristiche che potrebbero tornare utili.





