Che la Reggina potesse essere ai vertici della classifica di Serie B dopo dieci giornate era un dato che nessuno si attendeva. Non lo era a giugno quando si era ad un passo dal fallimento. Non lo era a luglio quando Saladini era appena partito con la sua nuova avventura al timone del club e non si capiva perché Stellone avesse annunciato la sua non prosecuzione del rapporto con la società.
Ma non lo era neanche ad agosto quando si sapeva che la squadra era partita in ritardo.
Se oggi la Reggina ha fatto 18 punti in dieci partite, però, c’è da prendere consapevolezza che si è lavorato fin troppo bene. I tempi erano ristretti e sono indidscutibili i meriti attribuibili a squadra e staff tecnico.
E anche adesso, in un momento apparentemente difficilw, non si vedono le ombre di un calo fisico che qualcuno si attendeva per aver saltato buona parte della preparazione precampionato. Un problema derivante dalle note questioni estive che hanno portato a ritaredi che, a questi livelli, rischi di pagare.
Inzaghi, però, con grande coerenza ha semrpe sottolineato che prima o poi i momenti difficli sarebbe arrivati. E tre sconfitte in quattro partite, anche se del tutto immeritate, sono sicuramente un passaggio complicato.
Soprattutto perché il paradosso è che la Reggina di Inzaghi aveva abituato troppo bene con partite dominate in lungo ed in largo, vinte in maniera netta.
La Reggina è una squadra forte, ma non fortissima per il livello della categoria attuale. I valori in campo la rendono capace di arrivare prima come quindicesima e al momento sta dimostrando di tendere di più verso chi sta davanti.
Inzaghi, un po’ per scamaranzia e un po’ perché conosce le insidie del campionato, continua a ribadire che l’obiettivo è la salvezza. L’obiettivo è stroncare eventuali malumori che potrebbero minare all’entusiasmo di un progetto che è pluriennale che, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non è “tutto e subito”.
Inzaghi sbaglierà qualche mossa tattica, ma sicuramente ha ben chiaro come si costruiscono i successi. i. Lo dicono le sue carriere: da calciatore e da tecnico. E sa quanto togliere pressione può essere un vantaggio, che è molto diverso dal non essere consapevoli delle proprie qualità o dal “mettere le mani avanti”.






