A molti la Reggina di Parma non è piaciuta. Un po’ è anche “colpa” degli amaranto che hanno quasi sempre dominato in lungo ed in largo gli avversari fino alla sfida del Tardini.
Al punto che il ko contro Pecchia ha suscitato giudizi che hanno parlato anche di prestazione “insufficiente” da parte della squadra. Un punto di vista che non tiene conto di un aspetto essenziale: il Parma non è né il Cosenza e né il Sudtirol.
Anche con otto assenti, perché la rosa messa in campo da Pecchia aveva un valore di mercato quasi triplo rispetto a quello amaranto.
Inzaghi ha sottolineato che la Reggina avrebbe meritato di vincere. Forse avrà esagerato, ma i numeri parlano del fatto che la squadra ha fatto una buona prestazione.Semmai c’è da mangiarsi le mani per il mondo in cui è stato preso l’1-0, senza abbattere l’avversario nella sua metà campo per evitare il contropiede. Fino ad allora gli amaranto si erano fatti preferire.
La Reggina ha tirato 12 volte in porta contro le 8 del Parma. Ha avuto l’82% di passaggi riusciti, ha giocato il 67% delle palle lunghe in maniera precisa e e ha messo in area otto cross pericolosi (contro i due degli avversari). Senza dimenticare il possesso palla, largamente a favore.Gli amaranto, dal punto di vista tecnico, hanno giocato una gara migliore rispetto al Parma. Anche senza incantare esenza essere la solita Reggina. Forse è mancata cattiveria, concretezza e un pizzico di concentrazione. Magari anche un po’ di voglia che potesse prevalere su quella degli avversari.
Tuttavia, il ko di Parma (considerando la consistenza dell’avversario) ha radici che vanno trovate in aspetti che non sono tecnici. Per quanto Pecchia abbia organizzato bene la squadra, fino al gol subito, si aveva la sensazione che l’unica squadra che potesse segnare era quella amaranto.
Nell’assalto finale, a differenza di Modena e Terni, si è inoltre fatta sentire l’asseneza della fisicità di Santander.





