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    Forse è meglio iniziare a guardare la Reggina da un’altra prospettiva

    Bisogna abituarsi all’idea che la Reggina appenata nata sia sostanzialmente diversa da tutte quelle che si sono avute fino ad ora. Non ci sono più strutture organizzative piramidali, persone con ampi margini di manovra o elementi che abbiano la forza per spostare gli equilibri in un senso o in un altro.

    Tutto è creato per dare valore al club e eventuali falle della nave vengono rilevate facilmente dal resto dell’equipaggio.

    C’è un Cda amplissimo, una proprietà, un presidente, un dg, un ds e nell’organigramma fornito mancano ancora tutti i funzionari che verosimilmente troveranno posto al Sant’Agata.

    Una società che funziona in questo modo, con così tante persone e con un modello che deriva dal business più evoluto, prevede che ognuno abbia un compito. Un cortile entro cui ognuno deve stare e offrire il proprio operato.

    Un lavoro in cui tutti devono dare conto a qualcuno.  Persino il vertice massimo, cioè la presidenza, ha una proprietà a cui dover dare riscontro.

    La segmentazione dei ruoli, la divisione delle responsabilità e la valutazione del lavoro di ognuno sono fattori che legittimano tutti e delegittimano tutti allo stesso tempo.

    Il rischio è che polemiche di vecchio stampo nel tentativo di definire l’evoluzione delle dinamiche siano uno sforzo vano e soprattutto anacronistico.  Adesso è il momento di guardare avanti.