“A noi della categoria non ce ne frega un c…”. Diceva così uno striscione che, qualche anno fa, campeggiava in curva nel giorno in cui veniva decretata la retrocessione dalla A alla B.
E, con i fatti, si può dire che i tifosi siano stati di parola. Non sono mai mancati: né in D, né in C, né in B.. Poi è una cosa è muovere le masse dei simpatizzanti, un’altra considerare i tifosi. Ma quello è un altro discorso.
Qualcuno nei giorni scorsi si è indignato perché nessuno scende in piazza per l’aeroporto o per i rifiuti, a differenza di quanto accaduto per la squadra della città. Non è, però, colpa di nessuno se non esistono gli ultras dell’aeroporto o della nettezza urbana. Ci sarebbe semmai da prendere esempio, anche perché l’ amore per la città i tifosi della Reggina potrebbero solo insegnarlo.
Reggio Calabria fuori dalla Serie B sarebbe una mazzata clamorosa. Sarebbero posti di lavoro che se ne vanno, perché oltre ai calciatori ci sono tanti che lavorano nel club. C’è un indotto economico e tanti altri fattori che non sono quantificabili, a partire dalla perdita di una degli ultimi simboli di una città che si sfalda tra disservizi, emigrazione e problemi quotidiani.
Tutelare la Reggina non è in conflitto di interessi con nessun altra battaglia. Per fortuna il condizionale sta gradualmente aprendo la strada all’ottimismo. Vietato ancora illudersi, ma è evidente che da giorni si registrano passi in avanti verso la possibilità di evitare il peggio.






