• Home / Sport / Reggina / Reggina, parlare di calcio non è facile

    Reggina, parlare di calcio non è facile

    Le due vittorie consecutive della Reggina avrebbero, in qualche modo, emesso segnali che gli amaranto sono ancora vivi. Sono candidati quanto mai credibili a tirarsi fuori dalla zona salvezza, ma ci sono due questioni che oggi paradossalmente sono più importanti del campo.

    La prima sono indubbiamente le condizioni del presidente Gallo. L’intervento è andato bene e si auspica che al più presto si possa sciogliere la prognosi, con un successivo ritorno a casa dalla clinica dove è ricoverato.

    E servirebbe forse una sua conferenza stampa tranquillizzante affinché si diradino le nubi che ci sono attorno al futuro della Reggina.  Sono sempre più insistenti le voci che mettono in rilievo il fatto che il club non ha saldato le spettanze di Inps e Fisco in scadenza il 16 febbraio. Una cifra importante, se si considera che si erano accumulati tutti i pagamenti determinati dalle proroghe avute dalle società in relazione al problema Covid.

    La Reggina avrebbe dovuto pagare 4,5 milioni (considerando anche gli stipendi di novembre e dicembre dei calciatori), ma stando alle indiscrezioni solo le spettanze dei calciatori sarebbero state pagate.

    Qualora tutto venisse confermato, gli amaranto rischierebbero due punti di penalizzazione. Un’inezia per quello che è  il campionato amaranto, ma uno scenario che apre dubbi sul futuro. Anche perché quello che non è stato pagato oggi andrebbe pagato il 16 aprile, unitamente alle prossime scadenze (al netto di una possibile rateizzazione o accordo con il Fisco). Qualora ciò non avvenisse la Reggina avrebbe altri punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato.

    E, attenzione, perché per iscriversi al prossimo torneo è necessario aver saldato proprio tutto, comprese le residue spettanze annuali dei calciatori.

    Che vada tutto  bene appare difficile immaginarlo, tenuto conto che il fatto che si sia atteso l’ultimo giorno per pagare (lo hanno fatto diverse società in un calcio in un crisi) non è certo un segnale di floridità. Che magari, come in passato,  sarebbe servito un sacrificio economico personale del presidente Gallo (forse più che  in quanto esecutore o amministratore) e la sua impossibilità ad agire può indubbiamente essere uno scenario che ha complicato le cose.

    Ma adesso non contano più i due punti ed il ricorso, quanto saper effettivamente come stanno le cose e capire quali siano le prospettive future.  Metà aprile è dietro l’angolo.