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    Reggina: Menez bisogna anche saperlo gestire, i numeri sono tutti dalla sua parte

    La partita di Jeremy Menez contro il Pordenone va letta come positiva, indipendentemente dal gol. Una perla autentica, perché con due finte in corsa mette a sedere due avversari.

    Altri avrebbero tirato subito venendo contratti dal difensore in scivolata, altri ancora ci avrebbero provato ma non avrebbero avuto la sua capacità di esecuzione.

    Menez ha giocato tutta la partita ad un tocco e quando ha sbagliato lo ha fatto perché ha cercato la giocata più difficile. Quello per cui è pagato.  Ma non è tutto:  poco prima del gol la Reggina stava costruendo una ripartenza grazie ad una sua eccellente palla recuperata in pressione sugli avversari. E questo non è esattamente che ci si aspetta da lui.

    Se qualcuno pensa che Menez possa essere gestito come tutti gli altri probabilmente si sbaglia.  Se fosse un giocatore continuo, sempre sul pezzo e che non si mette mai la mano sui fianchi, probabilmente non giocherebbe in Serie B e soprattutto non avrebbe interrotto la sua carriera in Champions League.

    Pensare che possa essere come gli altri rischia, perciò, di essere una sorta di autogol per qualsiasi allenatore.  Stellone che sembra avere più empatia  con i calciatori rispetto a tutti i suoi predecessori (Baroni compreso), dà l’idea di avere per il momento ritrovato un calciatore che da quando è arrivato è vittima di tanti pregiudizi.

    Quelli che, però, vengono sconfessati dai numeri.  Quella che oggi, per lui, parla di un gol ogni 130 minuti da quando è arrivato a Reggio, a cui sono corrisposte lunghe esclusioni per scelta tecnica sulle quali si potrebbe anche sindacare. Così come in alcuni casi la scelta di tenerlo lontano dalla porta.

    Menez, in questa stagione, ha segnato tre reti, tutte decisive.   E sono arrivate tre vittorie: Ternana, Parma e Pordenone.

    Capitano anche a lui le giornate no, ma ci sono cinque cambi e la possibilità di riportarlo in panchina. Così come ci sono partite dove serve intensità e si può pensare di tenerlo a riposo.  Adesso tocca a Stellone dimostrare di saperlo gestire e fare meglio di chi lo ha preceduto.