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    Reggina: da Brocchi a Gasperini, quel Di Chiara “braccetto” che sa di modernità

    C’erano dubbi sul fatto che Roberto Stellone potesse avere l’esperienza per tirare fuori la Reggina dai guai.  Premesso che in Serie B non bisogna mai dare nulla per scontato  e che i problemi sono sempre dietro l’angolo, fino ad ora ha dato l’idea di poterci riuscire.

    Lo ha fatto dando l’idea di non avere preconcetti, di avere capacità di studiare soluzioni alternative, di non limitarsi al compitino. Lo sta facendo nella gestione del gruppo ed anche nelle interpretazioni tattiche della gare.

    Di Chiara che gioca “braccetto” sinistro della difesa tre poteva apparire un azzardo. Non lo è, se c’è studio del calcio e voglia di assorbire alcuni concetti che si rivelano giusti nelle dinamiche di alto livello. Con le dovute proporzioni, ovviamente.

    Di Chiara terzo centrale a sinistra non è una novità assoluta.  Lo vedeva in quella posizione uno che del calcio degli ultimi anni può essere considerato un innovatore, quel Roberto De Zerbi amante della costruzione del basso.  Lo aveva schierato così a Benevento. Mettere un terzino laddove poteva esserci un centrale puro con i piedi di “legno” (si passi il termine) equivale ad avere un’opzione in più di palleggio ed una soluzione offensiva in grado di creare superiorità numerica.

    È una scelta che, ad esempio, adotta da anni Gianpiero Gasperini nell’Atalanta, che spesso porta al tiro i due centrali leterali della sua difesa a tre. Quasi a voler dimostrare che l’idea di una difesa a tre che, in realtà, maschera solo una retroguardia a cinque è un retaggio del passato.

    Lo fa anche l’Inter, dove Bastoni è un altro interprete di un nuovo modo di vedere la difesa a tre. È chiaro che si prendono dei rischi e l’unica soluzione che permette di evitarli è tenere il possesso palla o restare corti. Ma queste erano dinamiche che andavano bene con qualsiasi modulo.

    E Stellone, se non altro, ci sta mettendo del suo.