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    La SEI a Confindustria

    saline4.jpgLa SEI (Società Energie Joniche) incontra gli industriali per avviare questo nuovo capitolo di dialogo con il territorio, dopo la consultazione con le amministrazioni interessate. Nell’ambito del progetto che coniuga la realizzazione di una centrale termoelettrica a carbone con due linee da 600 MGw nel sito dell’ex liquichimica di Saline e la riqualificazione di tutta l’area, l’elemento strategico vuole essere proprio la ricerca di questa sinergia con il territorio che adesso fa tappa alla Confindustria, in occasione dell’incontro presieduto dal presidente Francesco Femia.


    "Non ricordo altri investimenti nella nostra regione che non abbiano contato su incentivi e fondi pubblici" . Così il presidente di Confindustria Reggio Calabria ha salutato con favore il progetto che la società svizzera attuerà in Calabria nell’area di Saline, che la SEI ha rilevato oltre un anno fa dalla SIPI, promotrice prevalentemente di interventi di smantellamento. Una multinazionale composta da Ratia Energia G.A., svizzera e socia di maggioranza. Hera S.p.A., Foster Wheeler Italiana S.p.A. e Apri sviluppo. Presenti all’incontro Fabio Bocchiola, amministratore delegato della SEI, e Luca Poggiali, consigliere di amministrazione della società. La proiezione del video di presentazione del progetto ha preceduto gli interventi dei rappresentanti della società individuandone i punti di forza nella ricerca, nell’armonico inserimento nel sito di Saline e nell’utilizzo delle tecniche della cattura del biossido di carbonio e del polverino a carbone per la generazione di energia, a garanzia di un’efficienza del 45%, superiore al 36% delle altre centrali, e di un livello di emissione di gas serra inferiore a quello consentito dalla legge. "Unica centrale in Italia – ha sottolineato Luca Poggiali – che assicura la movimentazione del carbone al chiuso e che dunque si affida ad un meccanismo di combustione sicura per la salute e per l’ambiente, nel rispetto delle leggi nazionali". A ciò si aggiungano le ricadute occupazionali che la SEI attesta sul migliaio in fase di cantiere e nell’ordine di 400 persone a regime. "Altro punto di forza – ha evidenziato Fabio Bocchiola – consiste nello sviluppo della fonte energetica del carbone in un paese che ha rinunciato al nucleare e che ha necessità di rilanciare la fonte non rinnovabile del carbone per contenere i rischi di approvvigionamento e di competitività legati ad una dipendenza squilibrata dal gas nel nostro paese". Da non trascurare la ricaduta potenziale di sviluppo della produzione regionale di biomasse che potrebbe derivare dalla combustione del carbone, unitamente al rilancio dell’area portuale e del polo produttivo che attirerebbe investimento nazionali e internazionale e una produzione fisiologica di gesso e ceneri che non danneggiano l’ambiente e rappresentano, invece, una risorsa. Una centrale a carbone per valorizzare il Meridione, contribuire al raggiungimento del fabbisogno energetico regionale e ad un equilibrio del fabbisogno energetico nazionale, salvaguardando l’ambiente e la salute pubblica, assicurando investimenti, occupazione e contenimento dei costi. Con un miliardo di euro saranno realizzate le forniture elettromeccaniche (650 milioni di euro), i lavori civili (180 milioni di euro ), i montaggi elettromeccanici (160 milioni di euro) e le attività di ingegneria di supervisione (20 milioni di euro).