
Il derby di Crotone ha fornito, ancora una volta, riscontri pietosi più che preoccupanti per la Reggina. Nonostante il cambo di guida tecnica la squadra amaranto esprime un calcio spesso
inguardabile e comunque timido, impacciato, a tratti privo di un disegno tattico riconoscibile.
Il dato è preoccupante, in prospettiva, soprattutto perchè non si vedono sbocchi e possibili vie d’uscita. Il tasso agonistico della squadra è quasi sempre inadeguato al contesto, soprattutto in trasferta, a livello di concentrazione ed attenzione che sovente subisce degli incredibili passaggi a vuoto. A questo punto cosa si possa fare per intervenire con profitto sulla situazione è veramente complicato da scoprirsi e, a maggior ragione, alla luce di quato visto fn qui, il complesso di cose determinatosi autorizza retropensieri brutti e, in prospettiva, tali da alimentare angosce spettrali da prima divisione piuttosto che sogni di gloria.
L’unica cosa che resta da fare – come accadde nel trionfale campionato 1998/99 – è intervenire massicciamente sul mercato. Uno, due o tre innesti non servono. Ci vuole il coraggio, come undici ann fa, di rivoltare la squadra come un calzino. Se la società abbia la forza e le risorse economiche per fare ciò lo dirà il tempo.
Discorso diverso – per fortuna – va fatto per il Crotone. La matricola rossoblu ha gettato più volte il cuore oltre l’ostacolo in questo avvio di stagione e ciò ha sopperito ad una fase nella quale, pur disputando partite accettabili, i risultati non arrivavano. Le pressioni sul Crotone, rispetto alla Reggina, sono minori, non v’è dubbio, ma è innegabile che la tenuta di squadra dell’undici di Lerda sia tranquillizzante. Anche la penalizzazione – che da sempre rappresenta un momento di non facile assorbimento per la squadra – è stata accettata senza conseguenze.
L’impressione è che, a questo punto, possa solo migliorare




