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Reggina: salvare il salvabile

28 Ottobre 2009
in Storie di sport
Tempo di lettura: 2 minuti
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reggina_tifosi

di Giusva Branca – Arriva un giorno in cui sei obbligato a chiudere il cassetto dei sogni e guardare in faccia la realtà. Arriva un giorno in cui la ricerca delle responsabilità per ciò che

poteva essere e non è stato devi lasciarla da parte, non c’è più il tempo per capire chi e perchè ha fatto i buchi nella nave. Bisogna farsi in quattro per tapparli quei maledetti buchi, dimenticando ambizioni di mete prestigiose e porti scintillanti, pensando solo a tenere la nave in linea di galleggiamento.

Quel momento per la Reggina è arrivato ufficialmente dopo la sconfitta di Lecce.

L’ennesima debacle figlia di imperdonabili leggerezze e distrazioni dimostra senza tema di smentita che questa squadra è composta da calciatori che non hanno compreso – e la società nulla ha fatto per farlo loro comprendere – quale sia la vera anima della serie B.

Novellino amava ripeterlo ai giornalisti questo concetto, dicendo – anche a mò di complimento travestito – che “stampa e pubblico non siete più abituati alla B, non sapete cosa sia”.

In realtà questo concetto è proprio alla squadra che non entra in testa in nessun modo: ancora una volta la voglia di sacrificarsi per 95 minuti non si è vista se non a sprazzi, la concentrazione è latitata nelle fasi più delicate del match, di rabbia agonistica solo qualche ombra ad intermittenza.

Con questi chiari di luna, con una squadra che non ne ha voluto sapere, in 11 gare, di calarsi nella mentalità necessaria per affrontare una serie B da prima della classe viene da chiedersi che ne sarà dei destini amaranto adesso che la posta in palio rischia di diventare il minimo indispensabile: non essere impelagati in una lotta per non retrocedere che sarebbe tanto inimmaginabile (almeno rispetto alle attese) quanto pericolosa per una squadra che di sbucciarsi le ginocchia non ne ha proprio voglia.

E però, come dicevamo, arriva un momento in cui devi riporre l’album fotografico di un passato scintillante e prendere atto che la realtà è ben diversa. Ed il primo che deve farlo adesso, senza indugio, smettendo di parlare – almeno per il momento – di serie A è proprio il Presidente Foti. Non sembri una boutade, ma oggi come oggi la Prima divisione è assai più vicina di San Siro.

Prima tutti se ne faranno una ragione, prima la squadra, forse, cambierà atteggiamento e potrà salvare il salvabile

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