• Home / SEZIONI / Cervelli in movimento / Cervelli in Movimento: Francesco Lanza di Scalea tra la giuria di esperti

    Cervelli in Movimento: Francesco Lanza di Scalea tra la giuria di esperti

    lanzadiscalea
    La sua terra di origine  è impressa nel nome che porta, un nome che richiama i fasti dell’antica nobiltà siciliana. E infatti è proprio a Palermo che Francesco Lanza di Scalea, oggi docente di ingegneria strutturale all’Università di California a San Diego,

    ha conseguito nel 1993 la laurea in ingegneria meccanica, per poi intraprendere dalla Sicilia una carriera scientifica di livello internazionale che lo ha portato nel Michigan, poi alla John Hopkins University di Baltimora, e infine in California, dove è arrivato più di dieci anni fa, fino a dirigere il laboratorio di valutazione non-distruttiva e monitoraggio strutturale di una delle accademie californiane più prestigiose al mondo, dove vengono sviluppati sistemi di monitoraggio non invasivo e sensori di controllo dello stato di ‘salute’ di strutture quali binari ferroviari, componenti aerospaziali, e le più svariate componenti ingegneristiche per uso civile.
    Oggi Francesco Lanza di Scalea lavora con un team internazionale: nel laboratorio molti sono studenti giovani o giovanissimi che vengono proprio dalla ‘sua’ Sicilia, con la quale ha mantenuto uno stretto legame. Tanto che oggi, ha accettato di far parte della giuria di esperti che valuterà le idee di business del programma ‘Cervelli in Movimento’ promosso dall’associazione non profit di business internazionale Bridges to Italy con l’obiettivo di ‘accendere’ e far partire il motore high tech del Sud Italia.


    Da Palermo a San Diego: scelta o necessità? Ci racconta la sua storia?

    Quale dottorando di ricerca in ingegneria dell’Universita’ di Palermo, volevo esplorare opportunita’ di ricerca negli USA, e cosi’ feci domanda per un periodo di perfezionamento presso la Michigan State University con una borsa di studio Fulbright. Le esperienze di ricerca presso le Universita’ americane erano talmente entusiasmanti, che poi mi traferii alla John Hopkins University come post-dottorando. Ho quindi cominciato la carriera di docente universitario presso la University of California nel 1999.

    Di che cosa si occupa attualmente?

    Il campo di ricerca del mio gruppo e’ quello delle valutazioni non distruttive e la sensoristica applicata alle strutture civili ed aeronautiche. Attualmente lavoriamo prevalentemente su ponti, aerei, turbine a vento per la generazione di energia elettrica e trasporti ferroviari.

    Il laboratorio che dirige ha relazioni di ricerca o di business con gruppi di ricerca italiani?

    Abbiamo stabilito accordi ufficiali di cooperazione scientifica fra l’Universita’ della California e le Universita’ di Trento e di Palermo. Collaboriamo anche con l’Universita’ di Bologna, il Politecnico di Bari, La Sapieza di Roma e La Fondazione Cariplo di Milano.

    Manca dall’Italia da molto tempo: come vede, da lontano, lo stato della ricerca italiana? Crede che l’Italia potrebbe davvero avere un ‘futuro’ high tech a livello globale?
    Resto sempre attaccato all’Italia, dove trascorro almeno un mese all’anno in estate. Le Universita’ italiane sono di primordine, sia come didattica che come ricerca. Purtroppo, sembra che in Italia ci sia carenza di fondi di ricerca, il che limita, in particolare, le attivita’ di ricerca sperimentale. Sono convinto che la qualita’ del lavoro tecnologico italiano sia di livello competitivo globalmente. Spero solo che si trovi un modo per stanziare piu’ fondi di ricerca per le istituzioni universitarie e per la piccola imprenditoria, che costituiscono i motori dello sviluppo tecnologico di ogni nazione.

    Quanto al Sud, che possibilità di sviluppo intravede?
    Mi auspico che al Sud possa un giorno esistere una realta’ industriale paragonabile a quella del Nord ed al resto d’Europa. Solo in questo modo si potra’ evitare il drenaggio di competenze, soprattutto dei giovani, verso altre destinazioni.

    Come  è entrato in contatto con Bridges to Italy? E perché ha accettato di far parte del comitato di esperti che valuterà le business ideas italiane?
    Bridges to Italy e’ una nota organizzazione che promuove iniziative di collaborazione scientifica ed industriale fra l’Italia e gli Stati Uniti. Sono lieto di avere l’opportunita’ di partecipare a questo programma.

    Come valuterà le proposte? Con un occhio italiano o con un occhio americano?
    Entrambi.