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    Dellepiane. “Con cervelli in movimento vogliamo sostenere l’hi-tech del Sud”

    dellepianebianca

    “Quando solo un mese fa abbiamo intrapreso l’avventura italiana di Bridges to Italy aprendo una sede in Calabria, ci siamo chiesti quale valore aggiunto avremmo potuto offrire ai tanti, brillanti giovani ricercatori del Sud che spesso –per la carenza di strutture o per la

    generale mancanza di politiche di sostegno all’innovazione- non riescono a portare a termine idee e progetti spesso davvero meritevoli sotto il profilo scientifico. Il programma Cervelli in Movimento vuole offrire qualcosa che nessun corso universitario o competizione di idee imprenditoriali può dare, cioè un confronto aperto con i soggetti internazionali maggiormente all’avanguardia in ambito high-tech, che permetta di assorbire e trasferire nel proprio contesto gli strumenti, i modelli e le metodologie che negli States hanno contribuito a creare un sistema economico di successo”.

    Ad affermarlo è Bianca Dellepiane, presidente e fondatrice di Bridges to Italy, la manager genovese che ha fatto della California la propria patria d’adozione. Già fondatrice di una propria società di consulenza che serve società di tutto il mondo, dal 2007 la Dellepiane decide di volgere nuovamente lo sguardo alla ‘sua’ Italia, convinta della necessità di dare impulso ad un potenziale high tech che spesso rimane inespresso nel sistema economico mondiale.

     

    Come nasce Bridges to Italy?

    Diciamo da una semplice considerazione: l’’Italia, dopo l’India, è il secondo Paese “esportatore di cervelli” qui negli Stati Uniti, dimostrando di avere raggiunto un notevole livello di eccellenza in ambito scientifico e tecnologico. Ma ha il Paese un riconoscimento adeguato a livello internazionale? Io credo che ci sia molto da lavorare per dare visibilità alla ricerca italiana, ed è questo che vogliamo fare con “Bridges to Italy”, uno sforzo orientato sia alla promozione dell’high-tech italiano che possa anche favorire nuove collaborazioni e ricadute su entrambi i sistemi economici.

     

    Perché puntare sul Sud?

    Fin dalla sua costituzione l’Associazione Bridges to Italy ha cercato di unire all’idea di ‘business’ un modello fondato sul ‘sociale’: da qui la nostra attenzione a quegli ‘attori’ che spesso rimangono tagliati fuori dai processi di innovazione di un Paese, ad esempio le donne, cui abbiamo voluto dare un segno concreto di incoraggiamento attraverso il premio alla ‘migliore scienziata italiana in Nord America’ (che ha già raggiunto due edizioni. Quando è venuto il momento di aprire una sede italiana la cittadina di Rende, con il suo campus internazionale, è sembrato il posto ideale. Il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento stabile per i gruppi di ricerca e i talenti del Mezzogiorno portatori di idee innovative e di un potenziale high tech che spesso non ha nulla da invidiare ai colleghi americani. Ho una grande fiducia nel valore del Meridione come crescente area strategica, non solo per l’Italia, ma anche nei confronti di un bacino del Mediterraneo sempre più incalzato da economie emergenti dai Paesi africani ed eurasiatici.

     

    Dove vuole arrivare “Cervelli in Movimento”?

    A sostenere in maniera efficace l’high-tech del Sud Italia, rendendo i gruppi di ricerca che hanno ‘business ideas’ innovative capaci di competere a livello globale. Benchè infatti in Italia ci sia oggi un’attenzione all’high tech che fino a pochi anni fa non c’era –vedi le varie competizioni e Start Cup bandite da regioni e università- riteniamo che la nascita ‘tout court’ di aziende high-tech rappresenti solo parzialmente un successo per lo sviluppo economico di un territorio. C’è bisogno di molta formazione sull’approccio americano al technology transfer, e parlo non solo di leggi e regolamenti, ma anche di un atteggiamento mentale altrimenti difficile da assorbire, se non si lavora qui. Questo bagaglio di informazioni permette poi alle startup tecnologiche di operare con successo, non solo negli USA ma in tutti i Paesi che seguono il modello statunitense per la commercializzazione delle tecnologie, ovvero tutte le principali economie mondiali”.

     

    Che cosa può dare l’Italia all’America e che cosa l’America all’Italia?
    Quello che l’Italia può efficacemente acquisire dagli States sono appunto gli ‘strumenti per lavorare’: una mentalità o un modo di lavoro che favorisca la gestione e la crescita di idee innovative prodotte sul territorio mettendole in luce internazionalmente. Il titolo che tutti i partecipanti al programma  “Cervelli in Movimento”acquisiranno –un diploma dell’Univeristà di California Irvine, nostro partner, in “Managing Technology and Innovation in a Global Economy” è solo un primo passo verso l’acquisizione di quel know-how manageriale indispensabile per competere a livello globale, che è poi quello che ha fatto il successo del modello high tech statunitense. MA credo fermamente che da questa iniziativa scaturiscano ricadute positive anche per il sistema americano: penso all’avvio di collaborazioni internazionali e perché no investimenti in quella vera ‘terra di talenti’ che è l’Italia, con beneficio quindi dei sistemi economici di entrambi i Paesi .