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    Castrovillari: la decima stagione teatrale

    X STAGIONE TEATRALE  COMUNALE

    Teatro Sybaris – Protoconvento Francescano

     

    CITTÁ  DI CASTROVILLARI – Assessorato alle Politiche Culturali

    T.C.A. – Teatri Calabresi Associati

     

    AL TEATRO SYBARIS LA COMPAGNIA TEATROSCALO CON LA VITA DI DONATO MENICHELLA, UNO DEI PIU’ GRANDI ECONOMISTI DI FINE MILLENNIO

     

    LO SPETTACOLO IN SCENA VENERDI’ ALLE 21 RIENTRA NEL PROGETTO PALCOSCENICO CALABRIA 2008

     

    La decima stagione teatrale ci propone per venerdì 5 dicembre “Questa volta ci sono i danari” della compagnia pugliese Teatroscalo; spettacolo incentrato sulla figura di un illustre italiano del Novecento, Donato Menichella, considerato all’unanimità uno dei più grandi economisti di fine millennio e uno dei protagonisti della ricostruzione italiana nel dopoguerra. Lo spettacolo rientra nel Progetto Palcoscenico Calabria 2008 che ha già portato in scena al Sybaris di Castrovillari gli spettacoli su Francesco Nitti, Luigi Sturzo e Francesco Crispi. “La rassegna – spiega il sindaco Franco Blaiotta – anche quest’anno, si avvale dell’associazione Teatri Calabresi Associati, la quale lavora da diversi anni con altre realtà. Così, dopo lo straordinario successo delle passate edizioni, fitte d’appuntamenti di gran pregio, che hanno tratteggiato una crescita continua e varia di pubblico, l’amministrazione torna con una nuova proposta che accompagnerà la città, da fine novembre alla prima settimana di aprile, segnando ancora una volta l’affermazione del teatro. Questa decima stagione – continua il primo cittadino- ribadisce la volontà di portare avanti una manifestazione dove l’uomo è protagonista ed insieme, primario interlocutore di ogni fare artistico e culturale. Se abbiamo, con sacrifici, voluto sostenere anche quest’anno il teatro è perché siamo convinti che la Stagione teatrale è un’occasione affinché ciascuno si confronti, venendo agli spettacoli, su alcune tematiche che sono eterne”. “Questa volta ci sono i danari” è realizzato nell’ambito di Storie Interrotte, un progetto promosso dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione del Ministero dello Sviluppo Economico e dedicato a cinque uomini del Sud d’Italia, che hanno profondamente segnato la storia del nostro Paese. Lo spettacolo, scritto da Paolo Patui a partire dai dialoghi di Alfredo Gigliobianco e Michele Bia è diretto da Michele Bia e interpretato da Franco Ferrante, Pietro Naglieri e Nicolas Joos. Assistente alla regia Alessandra Lanzilotti, scene e costumi sono di Luigi Spezzacatene, le luci di Gianvito Marasciulo. “Questa volta ci sono i danari” alterna dialoghi tratti dai testi dello storico ed economista Gigliobianco e dialoghi di invenzione teatrale che non vanno ad inficiare la verità storica. Sono momenti questi in cui, come in una dissolvenza incrociata mettono in primo piano prima l’economista Donato Menichella e poi l’uomo Menichella. I fatti iniziano sulla scena quando in una piccola stazione di provincia Vincenzo Menichella, figlio di Donato, incontra uno strano soldato che non rivela mai la sua identità. L’incontro diventa un’occasione per lui, a quanto pare, attesa da lungo tempo, per parlare di suo padre. Il soldato ascolta e interviene su molti punti che conosce meglio di Vincenzo, spiazzando di volta in volta il ragazzo. Solo alla fine il padre, senza volerlo, gli rivelerà l’identità del soldato. Tra eventi storici e qualche libertà teatrale, lo spettacolo racconta in generale il superamento delle gravi difficoltà attraversate dal capitalismo italiano tra le due guerre mondiali e il suo decollo nel secondo dopoguerra, dovuto a una svolta nell’azione economica dello Stato, e soprattutto alla creazione di “enti pubblici straordinari” e indipendenti dalla pubblica amministrazione, di cui Donato Menichella è tra i primi ideatori e artefici. Più in particolare, lo spettacolo mette in scena i punti salienti dell’attività di Menichella dal suo incontro, nel 1944, con il capitano Andrew Kamark rappresentante della Commissione di controllo degli alleati, passando per la fondazione della Cassa per il Mezzogiorno con Giordani, fino all’incarico di Governatore della Banca d’Italia e alla sua pensione.

    Menichella fu Governatore della Banca d’Italia dal ’48 al ‘60, succedendo nella carica a Luigi Einaudi (trasferitosi nel frattempo al Quirinale), dopo essere stato Direttore Generale dell’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale che aveva contribuito a creare negli anni Trenta. All’epoca in cui divenne governatore, il Presidente del Consiglio era De Gasperi e il Paese si trovava appena all’inizio del grande “boom”, della ricostruzione selvaggia dopo le distruzioni e l’inflazione travolgente causate dal secondo conflitto mondiale. In quel periodo ricostruzione e stabilità monetaria, industrializzazione e inserimento dell’economia italiana nel sistema internazionale camminarono di pari passo. E mentre il Paese viveva il suo boom, grazie a Menichella la lira si guadagnò il cosiddetto “Oscar”, un prestigioso riconoscimento assegnato alla valuta più stabile al mondo. Menichella rifiutò – per il suo carattere riservato e schivo – di diventare Presidente della Repubblica, come invece già allora poteva succedere a chi aveva ricoperto la carica di Governatore della Banca d’Italia.

     

    a cura di Domenico Donato

    (per l’Ufficio Stampa della X Stagione Teatrale)