Reggina: ecco cosa accadrà adesso
di Giusva Branca – E’ vero che i conti si fanno nelle scale, ma fin qui – al netto di una comunicazione apocalittica e devastante – il bilancio provvisorio della Reggina di Praticò è, in termini di fatti, soddisfacente.
Una squadra che piace è stata allestita e la terza serie è stata fin qui garantita.
In prospettiva, però, è bene guardare allo scenario complessivo per analizzarlo e, in qualche modo, cercare di comprendere quali tinte avrà il futuro.
Per fare ciò è bene restare ai fatti e non perdere di vista la differenza che li separano dalle opinioni, tutte legittime, per carità.
La squadra
I fatti ci dicono che le scelte tecniche della società amaranto, fin qui, hanno pagato e lasciano promettere ancor meglio per il futuro. Il duo Basile-Maurizi, scelto dal Presidente Praticò tra lo scetticismo generale, è, in realtà, per il momento, una schiacciante vittoria del club, con un risultato evidentissimo ogni domenica.Una squadra appassionata e appassionante, quella di Maurizi, che getta il cuore oltre l’ostacolo sempre.
Una squadra che a un tasso agonistico superiore alla norma abbina – in alcuni uomini – tecnica pura e, soprattutto, una cornice tattica di tutto rispetto e in crescita domenica dopo domenica.Un gruppo che sempre più si muove come una squadra (merito di Maurizi) restando sempre e in maniera evidente un gruppo (merito di Basile).In buona sostanza – tranne involuzioni improvvise – il traguardo di una squadra che mantenga la categoria agevolmente e che restituisca entusiasmo e affezione alla gente pare alla portata di De Francesco e compagni e questo – ove avvenisse – sarebbe un merito esclusivo e indiscutibile del club di Praticò
La società
Il presidente Praticò ha lanciato un masso nello stagno e, in buona sostanza, emesso un vero e proprio grido di allarme che non può essere né sottovalutato né, tantomeno, ignorato.
Praticò ha detto a chiare lettere di essere fortemente preoccupato per la tenuta finanziaria del club, al punto di paventare la possibilità di non riuscire neppure a chiudere la stagione in corso.
E qui le tinte del quadro si fanno fosche: al momento, infatti, non si vedono segnali da una qualunque cavalleria che possa giungere in soccorso di Praticò, il quale, onestamente, fa quello che può sul piano economico e per questo nessuna colpa gli può essere addebitata.
Gli sponsor sono pochi e poco remunerativi, altre iniziative di marketing non sono segnalate, lo stadio e il “S.Agata” costituiscono solo voci passive di bilancio.
Il parco-giocatori non pare “monetizzabile” dal momento che l’unico che potrà portare, in futuro, qualcosa in cassa è Bianchimano, visto che aver trascinato De Francesco e Porcino a un passo dalla scadenza naturale dei loro contratti abbatte fin quasi a zero il loro valore di mercato.
Insomma, il presidente lo ha detto chiaramente: “Il mio obiettivo è cercare di arrivare a Giugno”, il che, evidentemente, preclude qualunque tipo di rilancio successivo, almeno stando così le cose e al netto di un disimpegno sempre più marcato – e motivato – da parte dei soci di minoranza, ma pur sempre soci.Lo ha detto a settembre, sorprendersi a giugno prossimo sarebbe vagamente vergognoso
Gli impianti
E qua il tema si fa rovente: a fronte di un “Granillo” che è solo un monumento all’inefficienza e che rappresenta solo un costo per il club (ostaggio del Comune, senza che si riesca a offrire un servizio neppure decente ai tifosi) e sul quale prima o poi dovranno essere prese da parte del Comune e del club stesso delle decisioni drastiche, sul fronte “S.Agata” la situazione appare ancora più ingarbugliata.
Entro i primi mesi del 2018 la curatela fallimentare predisporrà il bando di gara ma la novità delle ultime ore, con l’ex presidente amaranto, Pino Benedetto, pronto a scendere in campo per la gara contro la Reggina che, probabilmente, già immaginava un’altra corsa in solitaria, hanno cambiato – e di moltissimo – le carte in tavola.
E le hanno cambiate per due motivi: il primo – ovviamente – è individuabile facilmente nell’asta che si andrà a realizzare e che farà lievitare il costo dell’operazione.
La gara del S.Agata
L’altro motivo è da riscontrare nel fatto per il quale la curatela ha – fin qui – fatto intendere che la gara avrebbe riguardato un asset unico comprendente il centro sportivo e i beni immateriali legati alla Reggina e che, ad esempio, hanno consentito al club di Praticò di recuperare, appunto, il nome “Reggina”, da sostituire a “Reggio Calabria”.
E’ evidente che una gara vinta da terzi e non dal club, per la società amaranto sarebbe una iattura, praticamente la fine.
Ritrovarsi senza casa e senza nome, sia pure con un titolo sportivo, sarebbe il colpo esiziale rispetto alla situazione di grande sofferenza sbandierata dal presidente qualche giorno fa e anche qua Praticò avrebbe poche o nessuna colpa.
A questo punto, però, la curatela potrebbe spacchettare la gara separando il centro sportivo dai beni immateriali, ma questo dovrebbe deciderlo, ovviamente, prima della gara stessa e prima di sapere se Benedetto o altri siano interessati a correre per ciò che la Reggina credeva di avere già in cassaforte.
E siccome a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina non è peregrino pensare che gli appetiti imprenditoriali di Pino Benedetto e del gruppo che lui rappresenterà alla gara siano stati improvvisamente ingigantiti e accelerati dalla non richiesta e sanguinosa dichiarazione di debolezza del presidente Praticò.
E gli squali (accostamento che per un imprenditore è un complimento) è noto, il sapore del sangue lo avvertono subito…





