• Tuttapposto

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    di Franco Arcidiaco –
    Non so quante volte al giorno vi capita di usare questa frase, penso che sia una delle espressioni più usate nelle conversazioni tra reggini; può essere in forma interrogativa ed

    in questo caso diventa un saluto vero e proprio (tuttuapostucumpari?), viene usata altresì per rispondere alla classica domanda: come va? In ogni caso dalle nostre parti è quasi sempre tutto a posto. Se devo essere sincero non mi ricordo più dove volevo andare a parare con questo incipit filologico, ma in ogni caso, siccome mi sembra venuto bene, cerchiamo di andare avanti lo stesso. In realtà sono un po’ in confusione, il mio strizzacervelli ha rinunciato miseramente al suo incarico; glielo avevo conferito l’indomani della caduta del Muro di Berlino, ma già qualche mese dopo, al crollo dell’ Unione Sovietica, mi aveva, con molta onestà, dichiarato incurabile (è ‘nutili mi ti futtu i sordi, ccà non ncunchiurimu nenti…). Oggi, poiché alla politica non riesco proprio a rinunciare, mi ritrovo su una, mi dicono bizzarra, posizione stalinista-naccariana (di rito brezneviano), ne ho parlato l’altra sera a Demetrio davanti a una buona bottiglia di vino e, dopo qualche bicchiere, mi è sembrato benedire la mia tesi. Il problema è, miei cari strilloni, che trovo veramente ridicoli quelli che, dopo aver buttato il bambino assieme all’acqua sporca, pretendono ancora di aggregare la gente attorno a concetti come: antifascismo, classe operaia, lotte sindacali, rispetto dei valori costituzionali e via discorrendo. La storia della Sinistra in Italia è finita il 12 novembre 1989, quando un politico fallito e screditato di nome Achille Occhetto, dettò la cosiddetta “svolta della Bolognina” che da lì a poco avrebbe portato allo scioglimento del PCI, ovvero dell’unico partito che era uscito a testa alta dalla cosiddetta prima repubblica e, a tutti i livelli, aveva dato sempre dimostrazione di serietà, onestà, capacità di governo e fedeltà alle istituzioni. Con un colpo di spugna si azzerò non solo un partito che era arrivato al 30% di suffragi, ma si spazzò via un’intera classe politica che, da quel giorno in poi, si sarebbe dispersa tra i vari rivoli contrassegnati da sigle improbabili (Pds, Ds, Rc, Pdci) che, nemmeno messe tutte assieme, sarebbero mai riuscite ad arrivare al livello dei consensi del vecchio PCI. Oggi, per tornare al nostro incipit, tutto è a posto: i comunisti non ci sono più, il partito degli affari è al governo a tutti i livelli, la chiesa spadroneggia con un papa al cui cospetto l’ayatollah Ali Khamenei sembra un laico gaudente e Berlusconi continua a sputtanarci a livello planetario con le sue incredibili gaffes. Si ritorna a parlare di ponte sullo Stretto, nel mezzo di una crisi economica micidiale (ma nessuno parla di crisi del capitalismo…), ed anche le opere d’arte rischiano la cartolarizzazione sull’altare del rapporto deficit/Pil. Nel frattempo quel che rimane dei partitini cosiddetti comunisti continua ad accapigliarsi pateticamente su ipotesi di nuove sigle e nuovi schieramenti usando frasi trite e ritrite mutuate da un frusto bagaglio di polverosa tradizione politichese. Tutto è a posto dunque, così ha voluto il popolo italiano, così vuole il popolo reggino, salvo poi lamentarsi delle strade che franano, dei treni che non funzionano, della sanità che va in pezzi, del lavoro che manca, della criminalità dilagante; non importa nulla, cari strilloni, il vero problema era il comunismo, ora abbiamo la democrazia e il capitalismo trionfanti e tanto basta per dichiararci soddisfatti. Tanto, Berlusconi garantisce anche il diritto di lamentarci: a Palazzo Chigi governa e a Mediaset fa l’opposizione con Striscia la notizia e Le Iene, e gli italiani continuano a votarlo. Malanova o suffraggiu universali…

    Franco Arcidiaco