
di Eleonora Scrivo – Da sempre, per me, settembre, è riassunto in due eventi : l’inizio della scuola e Festamadonna, che si pronuncia solo così, attaccando il sapore della festa, al culto e
alla preghiera.
Fervore religioso e pane con la salsiccia o con le frittole si mescolano in una miscela mistico-pagana a cui anche se con scetticismo, è difficile restare immuni.
Anch’io, da un balcone con vista alla processione sono solita affidare alla Signora dubbi, aspettative e preghiere, ma quest’anno con un occhio alla crisi nazionale e globale, non voglio chiedere, ma promettere quanto segue.
“Madonna della Consolazione che proteggi la mia città, io mi impegno ad amare ancora di più il posto in cui vivo e a tenerlo pulito, per quanto mi compete. Questo significa fare meticolosamente la raccolta differenziata, portare fuori i bidoni nei giorni prescritti, non buttare il televisore rotto, il materasso vecchio e il passeggino in mezzo alla strada.
Quando camminerò sul lungomare, anziché tenere gli occhi bassi, li alzerò sullo stretto, ringraziandoti per ogni giorno che passa in cui posso guardare la Sicilia, senza oscene strutture che ne limitino la visuale, rapirò mia figlia alla televisione, al Nintendo e a chi li considera passatempi educativi, per farla passeggiare sulle nostre montagne, insegnandole a rispettare una natura che molti, nel tempo, hanno sfregiato.
Quando userò la macchina, la parcheggerò negli spazi consentiti e ogni volta che qualcuno con disprezzo mi dirà “scindi e fallo tu”, sorriderò e proverò a farlo, non “al posto di”, ma “ insieme a”.
Se partendo da qui, avrò la tentazione di non voltarmi indietro e di tentare un’altra vita altrove, penserò allo spettacolo unico che mi conquista, mentre atterro di sera con l’aereo, anche se la pista, talvolta, si confonde con la strada.
Aspetterò il mio turno in coda con santa pazienza, pur conoscendo l’impiegato/l’infermiere/la caposala/il direttore generale/il cugino del caporeparto, e, nel frattempo, ripasserò mentalmente, la metrica del distico elegiaco o del trimetro giambico.
Questo ti prometto, Signora nostra, in cambio non chiedo niente, neanche la Coppa Italia alla Juve, perché così mi ha insegnato zia Orsola la quale ad un pretendente che sembrava tanto innamorato e le faceva intensi giuramenti anche in latino tipo “pacta servanda sunt”, rispondeva in un soffio “semper et non aliquando”.
Quando l’aspirante, pochi mesi dopo, è fuggito con una ballerina brasiliana di samba, lei ha fatto spallucce e, ispirata, ha esclamato : “’a Maronna mu’ proteggi”.
Il fedifrago è morto solo, e tra atroci sofferenze in un ospizio a Salvador de Bahia, ma questa è già un’altra storia”.




