di Cristina Marra – A Parigi c’è una libreria speciale, è galleggiante ed è una Pharmacie Littèraire, la farmacia letteraria, attraccata nel porticciolo degli Champs- Elysèes di proprietà di Jean Perdu, un cinquantenne che si dedica ad “ alleviare quelle inspiegabili, seppur reali sofferenze procurate da timide emozioni, da sottili dispiaceri, da malinconie improvvise”, insomma da “quei moti interiori a cui nessun terapeuta si interessa perchè probabilmente troppo piccoli e incomprensibili” compra la barca. Una chiatta da carico, che in origine si chiamava Lulu, la restaura e la riempie di libri l’unica medicina per innumerevoli e indefinite malattie dell’anima”. Sia sulla barca che quando si trova in casa , Perdu, protagonista del romanzo “Una piccola libreria a Parigi” di Nina George (Sperling & Kupfer, pagg. 312, euro 16,90) cerca per ogni cliente, amico o conoscente, la cura in un libro. L’autrice cita così libri che diventano i rimedi ideali per ogni lettore che visita la libreria galleggiante. Perdu è un esperto nel riconoscere sintomatologie a cui prescrivere la terapia letteraria giusta. Affascinante, romantico e a volte sorprendente, Perdu è un personaggio tenero ma anche risoluto. Trova un libro per tutti ma non per se stesso e da vent’anni vive nel ricordo di Manon, l’amore della sua vita che un giorno sparisce lasciandogli una lettera. Il libraio non ha il coraggio di leggerne il contenuto fino a quando non decide di partire e di raggiungere la Provenza per “trovare un luogo dove rintanarsi come un animale ferito” e trovare una nuova felicità. Con oltre duecentomila copie vendute in Germania, il romanzo è un inno alla lettura e un viaggio nei sentimenti e come ha scritto l’Hamburger Morgenpost è “uno di quei libri che ti fa pensare a chi regalarlo mentre lo stai leggendo, perchè ti rende felice e dovrebbe far parte di ogni ‘farmacia” ben fornita”.





