di Cristina Marra – Violette ha i genitori, due fratelli, un cane ma è una “bambina che non c’è”, non è mai nata “mai messa al mondo, mai concepita. Ma fortemente voluta da tutti”. Violette è la protagonista ed io narrante di “ Voglio vivere una volta sola” (Piemme, pag. 178, euro 13,90) di Francesco Carofiglio. Dopo il romanzo di formazione “Wok”, per lo scrittore barese è ancora una volta un personaggio giovane la voce e l’anima della sua storia. Piccoli quadri che raffigurano scene di vita quotidiana di una famiglia che vive tra Parigi, Roma, Plouzanè diventano, con Carofiglio, anche specchi in cui si riflette la vera essenza dei personaggi. Lo scrittore riesce a raccontare una storia d’amore in cui il sentimento si esprime ed emerge a diversi livelli, in un intreccio di sogno e realtà. L’amore è quello tra un uomo e una donna, è quello per la vita già vissuta e per quella sognata, è l’amore osservato o provato, realizzato o desiderato. Gli occhi di Violette seguono ogni passo dei suoi familiari e le sue orecchie ascoltano “le loro confidenze. Confidenze silenziose, immaginate, sussurrate. Il piccolo segreto è che nessuno di loro sa che io parlo con gli altri. Nessuno deve saperlo. Questa è la regola, quando non sei mai nata”. L’ingenuità e l’innocenza di Violette riescono a leggere quello che non appare e a comprendere quello che non viene pronunciato,la bambina osserva le scelte degli adulti, le loro azioni e decisioni. Violette ricorda i momenti belli e quelli tristi come quelli della perdita e del distacco da Javert, il cane di casa, e il suo primo battito del cuore per un ragazzo. Forse la verità sull’amore è quella che la madre Emma scrive nei suoi diari o forse quei diari contengono solo pagine bianche ancora da riempire.
Dopo il carismatico personaggio di Wok arriva Violette. Com’ è stato raccontare una storia con gli occhi di una bambina?
Ho vissuto questa storia accanto a Violette. In ogni istante. È stata un’esperienza emotivamente forte, ma anche divertente, liberatoria, piena di sorprese.
Sogno e realtà nel romanzo si intrecciano.Violette incarna i sogni e i desideri degli altri personaggi?
È un gioco di specchi. Violette forse incarna il sogno di sua madre, di suo padre, dei suoi fratelli. Però è vero anche il contrario. Mi piace pensare che alla fine il confine che divide il sogno e la realtà sfumi, fino a sparire del tutto.
Violette conosce e ascolta le confidenze di tutti, può essere considerata parte di ognuno di loro?
Come in tutte le storie d’amore. Quando ci innamoriamo siamo parte di qualcos’altro. Ed è così anche per Violette. Perché alla fine di questo si tratta, di una strana, immaginaria, silenziosa storia d’amore.
L’amore pervade tutto il romanzo da quello materno a quello passionale a quello filiale o per la natura.
L’ideogramma giapponese che descrive la parola amore è composto da un cuore circondato da altri simboli che traducono le parole accetta, tatto, percepire. Forse l’amore di questa storia ha a che fare proprio con queste parole: l’accettazione, la percezione, il tatto. E sulla negazione, a volte inelluttabile, delle stesse.
”Voglio vivere una volta sola” è anche un romanzo sulle scelte? Sulla capacità di costruirsi il percorso di vita?
Credo che sia proprio così. Violette assiste alla vita che cambia, alle scelte, spesso difficili, delle persone che ama, ma anche di quelle che incontra per caso, per strada, in un parco, dentro una metropolitana. Prima o poi verrà il momento anche per lei di fare una scelta.






