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Enrico Pandiani autore di “La donna di troppo” (Rizzoli)

9 Luglio 2014
in RUBRICHE, strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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Enrico Pandiani autore di “La donna di troppo” (Rizzoli)

di Cristina Marra – Dalle ambientazioni francesi del commissario Mordenti alla Torino cosmopolita di Zara Bosdaves, Enrico Pandiani si conferma un grande scrittore di polizieschi. Con “La donna di troppo” ( Rizzoli best BUR pag. 358 euro 10,00), Zara ex poliziotta si trasferisce da Vicenza a Torino e apre un’agenzia d’investigazioni e gestisce insieme al compagno Francois un locale alla moda, Le Cosmo.   «Alle origini delle storie di Bosdaves c’era il mio desiderio di raccontare la Torino di oggi, una città complessa, multietnica, culturale e animata – mi racconta Pandiani ricordando la Torino del famoso giallo italiano “La donna della domenica” di Fruttero & Lucentini – non più il palcoscenico di una borghesia che si è estinta o che comunque non è più che l’ombra di sé stessa, ma piuttosto una Torino del 2013, europea, bellissima, aperta, piena di razze e di colori. La Torino che piace a me e che vedo tutti i giorni uscendo di casa ». La città piemontese si rivela al lettore tanto nelle sue strade principali e alla moda quando nei suoi luoghi più nascosti o periferici. Zara, nasce con un racconto lungo e si evolve come personaggio di romanzi seriali. Quarantenne, affascinante con un matrimonio alle spalle e una figlia è una dura dal cuore tenero che per la sua umanità, il suo sentimentalismo e il suo disincanto ricorda Marlowe. Il romanzo di Pandiani attualizza il noir classico di Chandler, Hammett, Malet e regala al lettore un personaggio che lascerà il segno. L’indagine comincia con l’incarico a Zara di ritrovare Filippo, il figlio di un noto industriale farmaceutico vittima di un incidente d’auto, scomparso dopo la morte del padre. Le indagini si ampliano e a quelle private di Zara si affiancano quelle istituzionali e si apre un varco nella Torino affaristica in cui dominano corruzione, dolore e violenza e “ attraverso la pioggia che scorreva sul vetro, la città sembrava fatta di un materiale instabile, molle, che si disfaceva e ricostruiva mutando la forma in continuazione”.
Enrico, dal commissario Mordenti alla detective Bosdaves.Com’è stato il passaggio da un protagonista maschile e una donna?
L’occasione si è presentata nell gennaio del 2012. La più antica distilleria di grappa artigianale d’Italia, quella dei Fratelli Brunello, mi ha contattato chiedendomi di scrivere un romanzo nel quale si parlasse di una realtà come la loro raccontandone la storia di famiglia e la concezione della distillazione artigianale della grappa. Arrivando da quattro romanzi parigini del commissario Mordenti, ho trovato la cosa interessante da più punti di vista. prima di tutto quello di inventare un nuovo personaggio e poi l’opportunità di scrivere una storia italiana. La cosa difficile era allontanarsi dal linguaggio ironico e guascone di Mordenti, per questo a un certo punto ho immaginato che la protagonista potesse essere una donna. La sfida stava nel trovare un personaggio credibile, in qualche modo normale, che si allontanasse molto dallo stereotipo della donna nel romanzo poliziesco che in genere è una bellona asessuata, con la tuta di pelle nera, due spade giapponesi incrociate sulla schiena e totalmente invincibile. Zara Bosdaves doveva essere una donna come le altre, con i problemi che ognuno di noi deve affrontare tutti i giorni, forte ma vulnerabile, femminile e determinata, come lo sono in genere le donne. Lei è una quarantenne abbastanza in forma, bella ma sciupata dalla vita, con un mucchio di problemi e un solo punto fermo, il compagno di colore François. Anche questo penso sia in controcorrente rispetto al classico personaggio da poliziesco che ha sempre ei problemi o delle crisi con il proprio compagno. François è un punto fermo nella sua vita. Lo ama ricambiata, tre loro c’è complicità, amore e supporto e questo le permette di andare un passo più in là nel suo lavoro, perché Zara sa che tornando a casa troverà un rifugio. È un personaggio che mi è costato grane fatica ma al quale mi sono affezionato molto. Ma senza dimenticare Mordenti.

Belle, coraggiose e determinate. Sono queste le caratteristiche dei tuoi personaggi femminili?
Io ho sempre pensato che le donne siano migliori degli uomini, più concrete, più determinate, più capaci e concrete. Salvo le dovute eccezioni che ci sono sempre, questo avviene anche tra i miei protagonisti. Credo che nei miei romanzi rappresentino la parte migliore. Sono loro i personaggi con i piedi per terra, capaci di vedere la realtà per quello che è, grandi lavoratrici, capaci anche di rimanere nell’ombra. È grazie a loro che le cose vengono risolte, che le indagini si concretizzano, che tutto riesce a confluire nel giusto finale. Si fanno il mazzo, soffrono, muoiono, a volte, perché il cerchio della narrazione si compia. Le donne mi piacciono tanto, amo la loro maniera di pensare, il modo in cui reagiscono, magari inchiodandoti alle tu responsabilità con un sorriso. Se le parti fossero invertite, questo mondo funzionerebbe certamente meglio.

L’ ironia è vincente nei polizieschi?
Ironia e umorismo sono per me due ingredienti fondamentali. Nei miei romanzi preferiti ci sono sempre stati. Togliendo le storie del commissario Sanantonio, che ne sono pregne, li si pò trovare spesso anche nei romanzi di un’autore come Simenon, considerato serio per eccellenza, soprattutto nei romanzi di Maigret. Ironia e umorismo servono a stemperare le situazioni scabrose, aiutano a stemperare il compiacimento della violenza, permettono al lettore una pausa in storie che viceversa potrebbero essere troppo pesanti. Quando manca l’ironia ci sembra di mangiare un piatto senza sale, ce ne accorgiamo subito. L’umorismo, d’altra parte, permette di dare un aspetto paradossale a momenti che altrimenti sembrerebbero sciocchi o banali. Io non potrei mai farne a meno e mi piace che siano entrambi presenti nelle cose che leggo.

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