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    ”Io e Velàzquez” di Morrone e Savino

    di Cristina Marra – “I gatti hanno uno sguardo sinistro” e la casa somiglia ad un maniero antico con tantissime stanze enormi illuminate dal sole. È l’abitazione della nonna di Alessandro, voce narrante di “Io e Velàzquez” (Artebambini) scritto da Assunta Morrone e illustrato da Jole Savino. Il secondo libro della coppia Morrone-Savino è un giallo dedicato a piccoli lettori che propone anche un’interessante nota storica di Antonio Catalano. Tutto comincia da un Palazzo di Mendicino, in provincia di Cosenza, “dimora nobiliare di fine Settecento, che si presenta allo sguardo di un attento viaggiatore, in una splendida cornice collinare” come riporta l’autrice nella sua nota. Un Palazzo nobiliare ha un fascino particolare e, se ad ammirarlo è una scrittrice che si è spesso soffermata a guardarlo e a fantasticare storie velate di mistero, può anche diventare protagonista di un libro, anzi di un libro giallo. Assunta Morrone ha lasciato che il suo talento narrativo costruisse una storia misteriosa intorno alla dimora appartenuta prima alla famiglia Adorno e poi ai Mendoza. La creatività dell’illustratrice Jole Savino ha inventato ambienti e dato i volti ai protagonisti che si muovono nella trama: adulti, bambini, gatti e cani. Insieme a Terry e Niccolò, Alessandro gioca fino all’imbrunire nel giardino abbandonato che circonda la casa e le dona un aspetto ancora più enigmatico. In casa è in bella mostra un quadro importante e di valore “Las Meninas” di Diego Velàzquez e “nonna si era convinta che fosse l’originale, donato ai suoi avi, nientemeno che da chi l’aveva dipinto”. Tanti i personaggi ritratti nel quadro, come quelli che compaiono nella storia di Morrone. In casa avviene un furto, una sparizione particolare, non manca nulla nelle stanze ma qualcosa è stato sottratto al quadro, o meglio, qualcuno ha lasciato il quadro: nel dipinto non c’è più il cane! Quel grosso cane accovacciato che qualche studioso “ aveva sostenuto fosse un mastino spagnolo o un molosso, altri avevano fatto riferimento ad un alano”. Cominciano una serie di disavventure per Alessandro che percepisce una presenza che lo segue, intanto la nonna ha una trovata geniale. La notizia dell’elemento mancante del quadro fa il giro del mondo fino a quando la verità viene svelata ad Alessandro. Scrivere un libro giallo in cui l’arte è la protagonista non è semplice e non è comune. Assunta Morrone ha fatto dell’arte un suo punto di forza inserendo riferimenti e opere in molti suoi scritti e in “Io e Velàzquez” sono gli occhi ingenui e curiosi di Alessandro ad essere colpiti da un quadro  e dai soggetti dipinti. L’arte è vera e grande quando la cogliamo anche nella quotidianità e allora anche un cane dipinto può ispirare una storia e ci può emozionare ancora di più se a comprenderne il suo sguardo e il suo agire è un bambino.

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