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Intervista a Vito Bruschini autore di “Educazione criminale”

24 Maggio 2013
in RUBRICHE, strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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Intervista a Vito Bruschini autore di “Educazione criminale”

educazione criminale vito bruschini

di Cristina Marra – «È un ragazzino dalla fervida fantasia: curioso di tutto ciò che lo circonda, si appassiona alle storie della guerra di Troia che il nonno gli racconta, insomma, se potesse andare a scuola sarebbe un primo della classe, ma il destino gioca altre carte per lui» così Vito Bruschini autore di “Educazione criminale” (Newton Compton Editori, pag. 382 euro 9,90) racconta il suo protagonista, Brando, che a soli otto anni sa cosa è il male e diventerà un criminale del clan dei marsigliesi. Il dopoguerra in Italia è un periodo durissimo, non soltanto per le difficoltà economiche in cui versa gran parte della popolazione ma anche per quel sottobosco sociale oscuro in cui la malavita si insinua e recluta i suoi uomini, spesso giovanissimi sbandati o orfani. Dagli orrori di Montecassino con le violenze dei gourmiers, all’esperienza al Tombolo di Livorno, fino alla guerra ad Algeri per Brando combattere e uccidere diventa routine, e compiere azioni criminali diventa un mestiere che si concretizza a Marsiglia. La città francese “nei primi anni del dopoguerra era il centro nevralgico della criminalità del Mediterraneo”, qui Brando “si era affacciato al mondo, qui aveva conosciuto i primi amici e le prime esperienze di vita”. A Marsiglia “ dove il vizio e la criminalità erano la regola”, Brando, orfano di guerra, trascorre gli anni dell’adolescenza e fa un’amicizia determinante per le sue scelte future. Entrato nella banda dei marsigliesi che agli inizi degli anni Settanta “programmava sequestri con l’efficienza di una catena di montaggio”e seminava terrore, Brando partecipa a colpi e sequestri clamorosi fino a quello di Eleonora Govi, figlia di un produttore cinematografico che cambierà il corso della sua vita. Cresciuto in mezzo alle violenze e ai soprusi, Brando si porta dentro la voglia di riscatto e di vendetta per la morte della sorellina vittima delle brutalità dei gourmiers, il giovane è stato formato al crimine e su questa triste consapevolezza si snoda tutto il romanzo di Bruschini. Dalla fine degli anni Settanta, che segna il declino della criminalità marsigliese ce aveva puntato alla destabilizzazione della sicurezza sociale, lo scrittore ripercorre a ritroso trent’anni di storia del nostro paese. Attento e meticoloso nella documentazione dei fatti, Bruschini, già autore di “The father, Il padrino dei padrini”, “Vallanzasca”, “La strage. Il romanzo di piazza Fontana”, in questo romanzo costruisce una trama narrativa in cui a emergere sono la personalità del suo personaggio, la sua formazione, la sua psicologia ed il sentimento che lo aiuterà a non abbandonare la speranza di un futuro diverso e migliore.
Thriller e romanzo di formazione. A quale genere appartiene “Educazione criminale”?
Il romanzo inizia nel 1944 per arrivare agli anni Settanta. Brando ha solo otto anni, quando subisce gli abusi dei gourmiers, le truppe nordafricane comandate da ufficiali francesi. Furono loro a sfondare la linea Gustav a Montecassino. Questo evento influirà pesantemente sulla sua formazione. È la tesi centrale del romanzo. Ma Educazione Criminale è anche un thriller perché racconta i tentativi disperati del ragazzo nella ricerca dell’ufficiale francese responsabile del misfatto. È una lotta contro un fantasma del suo passato, una caccia alla Balena bianca, che inciderà pesantemente sulla sua vita.
Orfano di guerra Brando sceglie di vivere a Marsiglia, che città era a quel tempo?
Negli anni del dopoguerra Marsiglia era la capitale della criminalità europea. Per fare un paragone era come Chicago nel proibizionismo. Da Marsiglia passava tutta l’eroina, proveniente dalla Turchia, che veniva lavorata nei laboratori alla periferia della città. I clan marsigliesi gestivano il traffico d’armi, di droga, la prostituzione, il contrabbando delle sigarette. Marsiglia era l’università del crimine e qui Brando apprende le prime nozioni per diventare uno dei più efferati criminali del continente, uno del clan dei marsigliesi.
Marsiglia ma anche Milano e Roma com’è stato raccontare queste città del crimine e che metodo di ricerca hai adottato?
Brando, nella sua caccia spasmodica all’ufficiale francese responsabile del’abuso, dopo Marsiglia arriverà ad Orano, in Algeria, si arruolerà nella legione straniera, combatterà i fellagha nel deserto del Sahara, poi si sposterà a Livorno, Milano, Roma, sulla Costa Azzurra, a Nizza. La conoscenza diretta dei luoghi, in un romanzo storico, è imperativa per chi voglia raccontare storie verosimili. Anche se il lettore non conosce e non visiterà mai quei luoghi è di basilare importanza che riesca a percepire il realismo geografico dell’ambientazione affinché tutta l’impalcatura storica possa risultare credibile. Io scrivo di luoghi che ho conosciuto e visitato personalmente.
Sei anche direttore di Global Press, Come concili le due attività?
Globalpress.it è l’agenzia che porto avanti da anni con l’aiuto di giovani e bravissimi collaboratori. Sono soprattutto loro che la curano. Ci dedichiamo a tutto ciò che fa cultura. Per me e i miei giornalisti è un osservatorio importantissimo, che ci consente di essere presenti, oltre che come testimoni, anche come recensori degli eventi culturali più rilevanti, svolgendo quella funzione che una volta era prerogativa dei critici: quella di commentare fuori dai denti il fatto culturale, senza alcuna sudditanza, come invece purtroppo avviene oggi con la maggioranza dei mezzi di comunicazione.

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