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Intervista a Tommaso Carbone autore di “Niente è come sembra” (Rusconi)

24 Maggio 2013
in strillibri
Tempo di lettura: 5 minuti
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carbone_cover
di Cristina Marra –
Lucia dopo una serata al teatro San Carlo di Potenza per la “prima dell’Otello di Verdi diretta da Riccardo Muti” rientra a casa nella notte gelida del 20 febbraio 1989 e trova in bagno i cadaveri

della figlia Miriam e del fidanzato Francesco. Tragica fatalità, “un incidente domestico come se ne verificano tanti” o si è trattato di altro? “Miriam era cambiata? Francesco era davvero il ragazzo perbene ed equilibrato descritto dalla mamma?”. Archiviato come incidente, il caso dei giovani fidanzati è riaperto sei anni dopo e ad occuparsene sarà Max Ferretti, ex poliziotto e investigatore privato, protagonista del romanzo “Niente è come sembra” (Rusconi, pag.232, euro 9,90) di Tommaso Carbone. Radiato dalla polizia con l’accusa di aver ucciso un uomo a sangue freddo e soprannominato per questo “ ispettore Callhagan, il giustiziere”, Ferretti ha un’agenzia investigativa che gestisce con l’aiutante Gaia, ha un rapporto difficile con la moglie e il figlio ed è quasi al verde. Il caso dei due fidanzatini lo intriga ed in una Basilicata che alterna “paesi aggrappati alle colline solcate dai calanchi ricoperti di ulivi” a strade sterrate  in mezzo alla campagna, le sue indagini lo indirizzano verso “una brutta storia. Le persone coinvolte sono molto in alto. Dietro ci sono interessi economici enormi e connivenze inimmaginabili” ma Ferretti non si ferma e cerca la verità. Carbone, alla sua seconda esperienza come autore di noir, scrive una storia intensa che dalla tranquillità familiare apparente conduce il lettore verso un mondo occulto di corruzione e malaffare. La trama si infittisce man mano che il detective si inoltra nei luoghi dell’indagine e lo stile narrativo di Carbone sembra adeguarsi ai mutamenti paesaggistici o meteorologici dei luoghi che descrive. Il suo investigatore non è un super uomo e non ha un grande coraggio, a spingerlo anche verso il pericolo è però la volontà di andare fino in fondo di smascherare i colpevoli e di colpire il sistema.

 

Tommaso, quando hai deciso di dedicarti al noir?

 

La passione per il noir e i gialli in generale risale all’adolescenza. Ero e sono tuttora un lettore onnivoro e vorace, ma soprattutto amante di gialli e thriller. A tredici anni mi colpì molto la lettura de Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth, fu poi la volta di Sciascia, e da allora non mi sono più fermato.

Ho iniziato a scrivere noir nel 2005 e nel 2007 è uscito il mio primo romanzo, L’onda di piena, un noir ambientato al Sud, che vede come protagonista un capitano dei carabinieri alle prese con l’omicidio di una donna ritrovata morta nei pressi di un santuario. Una storia di tangenti, corruzione e collusioni tra imprenditori e politici. Poi ho scritto il racconto Un angelo vestito di nero con cui nel 2009 ho partecipato al premio letterario Carabinieri in giallo che è entrato a far parte dell’antologia Carabinieri in giallo 3 pubblicato nel Giallo Mondadori. È stata la volta poi di Niente è come sembra, Rusconi Libri.

Quanto é importante la descrizione dei luoghi in una trama gialla?

 

Direi fondamentale, come per qualsiasi altro genere. Quando scrivo ho sempre presente determinati paesaggi o realtà urbane o rurali. In genere si tratta di luoghi che conosco molto bene, che mi è facile descrivere. Non riuscirei forse ad ambientare un romanzo in una realtà che non mi appartiene.

Il luogo si identifica con gli usi, la mentalità, le tradizioni di una determinata area geografica. Penso alla Sicilia di Sciascia, alla Napoli del commissario Ricciardi di De Giovanni o alla  Milano di Scerbanenco.

Max Ferretti è un ex poliziotto. Quanto la sua esperienza influirà nel suo metodo investigativo?

 

Ferretti ha fatto parte di una squadra specializzata nella ricerca e nella cattura di pericolosi serial killer, ha alle spalle una lunga esperienza e la conoscenza di tecniche investigative che metterà a profitto per risolvere l’intricato caso che gli è stato affidato. Possiede quello che un buon poliziotto sviluppa negli anni: il fiuto, la perseveranza, l’analisi lucida delle situazioni.

Max diventerà un protagonista seriale?

 

Potrebbe diventarlo, anche se l’idea di un personaggio seriale un po’ mi spaventa per le implicazioni che sottende. In genere i personaggi seriali col tempo rischiano di cadere nello stereotipo, penso al detective Harry Bosch di Michael Connely, a Maigret, al commissario Montalbano di Camilleri. Bisogna essere molto bravi per non incorrere in questo inconveniente, mantenendo inalterate le caratteristiche del personaggio, rinnovandolo continuamente per evitare assuefazione. Non lo escludo, comunque.

Max e la sua socia Gaia rappresentano una bella coppia.

Vedremo

Lucia e Gaia sono due donne coraggiose. Hai curato con particolare attenzione i personaggi femminili?

Lucia è la classica madre coraggio che lotta per l’affermazione della verità, anche se sa che questa potrebbe rivelarsi sconvolgente e riapre antiche ferite. È una donna forte e determinata che non si accontenta della verità ufficiale e non crede nella morte accidentale di Francesco e Miriam. Lotterà con tutte le sue forze perché sia fatta finalmente giustizia. Lucia si contrappone alla mamma di Miriam, alla sua cupa rassegnazione, chiusa nel suo dolore che cerca faticosamente di ricostruirsi una vita.

Gaia invece è il prototipo dell’ottimismo, della gioia di vivere che non si scoraggia di fronte alle avversità della vita ma reagisce con determinazione anche quando sembra che tutto precipiti. Per i personaggi femminili metto la stessa cura che per quelli maschili: cerco di renderli vivi e reali.

Perché hai scelto una donna come assistente di Ferretti?

 

L’ho scelto appunto perché è il contrario di Max, un uomo disincantato, pessimista e sfiduciato che sta per mollare tutto di fronte alle avversità della vita. Saranno il suo entusiasmo e la sua determinazione a scuotere dal torpore Max, a fargli intravedere una barlume di speranza e infine a donargli tutta se stessa e l’amore di cui e capace. Il suo ruolo sarà fondamentale anche per l’indagine. Gaia, che a prima vista sembra un‘ottima spalla, si rivelerà insostituibile e determinante.

Progetti futuri?

 

Ho da poco terminato un romanzo dal titolo provvisorio I profanatori, un thriller che prende le mosse dalla scoperta di una serie di cadaveri eccellenti uccisi con una singolare legge del contrappasso.

Sto inoltre raccogliendo materiali, leggendo e documentandomi per un romanzo completamente diverso; la storia di un ragazzo del Sud che negli anni settanta approda a Torino e finirà per condividere la lotta armata confluendo in una formazione terroristica.

 

Sei un insegnante,come è stata accolta dai tuoi studenti la tua seconda professione di scrittore e quanto il mondo della scuola ti ha influenzato?

 

Sono un insegnante di scuola primaria, i miei alunni sono piccoli. Sanno che scrivo e alcuni di loro hanno visto i miei libri tra le mani dei genitori. Il mondo della scuola sicuramente mi ha rappresentato un’influenza decisiva sulla mia formazione di uomo e di scrittore.

Scrivo le cose che avrei voluto leggere.

Spesso mi capita di essere invitato nelle scuole per dei progetti di lettura o per presentare i miei libri. Sono incontri molto belli e interessanti in cui i ragazzi mi fanno tante domande e qualche volta muovono dei rilievi davvero interessanti o mi dicono semplicemente che avrebbero voluto un finale diverso.

 

A chi consiglieresti il tuo romanzo?

 

Il romanzo può essere letto dai quindici anni in su. Va bene per la casalinga, come per il laureato, passando per lo studente e il pensionato che amano il genere noir con colpi di scena a ripetizione.

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