
di Cristina Marra – L’Europa con i suoi mutamenti politici, la crisi economica e la realtà culturale è stato il tema centrale della quarta edizione di Libri Come. Oltre cento appuntamenti
all’Auditorium Parco della Musica di Roma, reading, mostre, dialoghi, tavole rotonde, video, presentazioni e conferenze per per raccontare la scrittura e la lettura. Ospite molto atteso di Libri Come, Matti Rönka, giornalista, speaker della tv finlandese, scrittore e autore della serie di noir dedicati al detective Viktor Kärppä pubblicata in Italia da Iperborea. La seconda indagine di Kärppä appena uscita col romanzo “Fratello buono, fratello cattivo” (Iperborea, pag. 197, euro 14,50) vede l’investigatore alle prese con traffici di droga, mafia russa, affari familiari e dubbi sentimentali. Kärppä non è un detective istituzionale e neppure un classico investigatore privato, lavora sia per conto della criminalità che per la giustizia, ha comunque una moralità solida e tenta di condurre una vita normale ma il suo passato e le sue radici sovietiche si riaffacciano spesso e Viktor si ritrova a fronteggiare e risolvere situazioni delicate e pericolose tra la Carelia e la Russia. Già protagonista di sette romanzi in Finlandia, Viktor Kärppä è un personaggio molto amato dai lettori e la sua serie ha vinto il Gran Premio Finlandese per la Letteratura Poliziesca nel 2006, il Glass Key come miglior giallo nordico nel 2007 e il Krimi Preis in Germania nel 2008.
Matti il tuo protagonista è un detective particolare, perchè hai scelto di creare un investigatore per metà contrabbandiere e per metà informatore della polizia?
“Volevo creare un protagonista diverso. Non un detective di mezz’età, né un normale investigatore privato, o una tipica squadra di poliziotti – e poliziotte – nello stile del giallo scandinavo. Il dibattito politico sull’immigrazione e l’ex Unione Sovietica era particolarmente acceso all’epoca, e mi sono reso conto di avere del buon materiale per creare un protagonista come Viktor, che si muoveva sul confine della legalità e dell’illegalità. Ho studiato storia contemporanea, la Seconda guerra mondiale, mi sono interessato della Carelia e dell’Unione Sovietica, ho fatto molti viaggi… e poi potevo sempre fare ricorso alla mia infanzia, ai miei genitori e parenti, all’intero vicinato… (sono nato e cresciuto nella parte finlandese della Carelia!)”.
Anche il suo nome è originale.
“Quando dovevo scegliere un nome, visto che in finlandese come in molte altre lingue – anche in russo – molti cognomi sono in realtà nomi di animali, ho escluso i più ovvi come Karhu – Medved(ev), orso, o Susi- Volkov, lupo, e ho scelto invece un animaletto minuscolo, l’ermellino, Kärppä – Gornostaj(ev)”.
Il suo aspetto da duro rispecchia la realtà in cui si trova agisce?
“Sicuramente c’è una connessione e un legame: i miei romanzi denunciano una realtà molto disagiata, una regione che fa fatica a riprendersi dopo il collasso con l’unione sovietica, che deve affrontare attività criminali, prostituzione, traffici illegali ed estrema povertà. Viktor non poteva che avere un aspetto da duro…”
Uomo di confine. Cosa conserva Viktor delle sue origini sovietiche?
Viktor è un uomo di confine, e infatti io lo provo a descrivere come un personaggio da una lato dotato di una solida moralità, derivatagli dalla madre e probabilmente anche dagli ideali sovietici e dagli istruttori dei campi d’infanzia. Ma poi dall’altro lato c’è sempre qualcosa del suo passato che riemerge, un’attrazione verso i bassifondi e la trasgressione delle regole. Ma in realtà non è colpa sua. Per lo più si tratta di cose che ha subito. Non ha avuto il lusso di poter scegliere. La cosa più importante per me è il fatto che Viktor è un outsider, o comunque non è perfettamente integrato nella società finnica. Viktor ha la sua morale, il suo codice da seguire per quanto riguarda i suoi cari, ma quando le cose si mettono male, è costretto a passare dall’altro lato, quello sbagliato. Ormai lo seguo da dieci anni, e lo vedo continuamente cercare di mettere la testa a posto ma… puoi comprare, vendere o regalare qualsiasi cosa tranne il tuo passato. Ed è proprio il passato che continua a tornare indietro per Viktor, le persone e le cose che gli sono successe. Mentre creavo Viktor, durante la stesura del mio primo romanzo, volevo che fosse unico, diverso da tutti. Il problema della gente che dall’ex Unione Sovietica emigrava in Finlandia in quegli anni era un argomento di discussione molto spinoso, quindi mi sembrava perfetto usare un personaggio come Victor, dandogli un background di quel genere, abilità speciali e così via. Perfettamente rappresentativo del nostro tempo.




