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Il bicentenario di “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen

30 Marzo 2013
in strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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orgoglio_cover
di Cristina Marra – Può un romanzo pubblicato agli inizi dell’Ottocento, suscitare ancora tanto interesse da ispirare film, fiction, romanzi ed essere festeggiato con tea party in costume e ricevimenti? Sì, se la sua

autrice è Jane Austen, la scrittrice più controversa ed enigmatica della narrativa inglese, e se il romanzo è il suo capolavoro “Orgoglio e pregiudizio”. Secondo lo scrittore Martin Amis il segreto del successo di Jane Austen risiede nella sua capacità di “tenerci occupati tutti, i moralisti, i marxisti, i freudiani, i semiologi, i decostruttivisti, tutti trovano pane per i propri denti nei suoi sei romanzi sui provinciali della classe media. E per ogni generazione di critici e lettori la sua fiction sembra rinnovarsi automaticamente”. Personalità molto discussa quella di Austen, è considerata dalla maggior parte della critica una grande rappresentante della letteratura inglese se non addirittura un genio, come la definisce il celebre Harold Bloom. Jane Austen comincia a scrivere “Orgoglio e Pregiudizio” nel 1776, appena ventunenne, ma il romanzo fu pubblicato solo nel 1813 ottenendo un insperato consenso. Il titolo iniziale era “First impressions”, quelle prime impressioni della giovane Jane che si appresta a narrare la vita che si svolge in una delle tante contee inglesi negli anni di passaggio tra Settecento e Ottocento. È un “romanzo della vita domestica” come sono stati definiti i libri di Austen in cui prevalgono sulla trama i caratteri dei personaggi e il dipinto della piccola società provinciale. La calma a volte monotona della tranquilla località di Longbourn è sconvolta dall’arrivo del nuovo affittuario della sontuosa villa di Netherfield Park, il giovane Charles Bingley, “in possesso di una ingente fortuna”. La notizia non sfugge alle orecchie dell’impicciona signora Bennet, madre di cinque figlie tutte in età da marito, che si dà un gran daffare per incontrare il nuovo inquilino. Dall’incontro di Bingley con Jane, la maggiore delle sorelle Bennet, nasce un sentimento che sarà inizialmente contrastato dalle differenze di casta e che verrà surclassato da quello ancora più forte tra Fitz William Darcy e la cocciuta e intelligente Elisabeth Bennet. Se l’uno è un ricco aristocratico e proprietario terriero la cui rendita supera quella dell’amico Bingley, la giovane Bennet appartiene alla media borghesia, non possiede una dote ma il padre è un onesto gentiluomo e lo zio un affermato commerciante. La vita in campagna offre alle Bennet la possibilità di frequentare la casa che Bingley ha abita con le sorelle e l’amico Darcy. La differenza sociale è evidente nei comportamenti delle due famiglie ed Elisabeth e la sorella Jane subiscono la sfrontatezza e sfacciataggine della madre che, pur di vantarle, scade nella volgarità, e la stupidità delle sorelle minori.
Saranno queste differenze e l’acuirsi dell’orgoglio e del pregiudizio da ambo le parti a far allontanare Elisabeth e Darcy seppure innamorati. Elisabeth sente ferito il suo orgoglio dall’impertinente Darcy ed il forte pregiudizio lo fa apparire ai suoi occhi in maniera distorta. L’intelligenza di Elisabeth, che la differenzia dalle sorelle, la farà cedere al pregiudizio, mentre l’orgoglio proprio della casta sociale alta a cui Darcy appartiene, verrà accentuato dalla sua timidezza. Darcy rappresenterebbe dunque l’orgoglio di un aristocratico al quale appare inconcepibile l’attrazione verso una borghese, ed Elisabeth possiede quel pregiudizio dovuto alla sua classe sociale inferiore. La grandezza della scrittrice, la sua ironia sottile, il suo acume metteranno  a nudo le personalità e l’indole dei due personaggi che si ritroveranno quanto mai simili. Allora auguri ad un romanzo che dopo duecento anni è quanto mai attuale.

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