
ragazza è Anne Frank, protagonisti del libro illustrato “L’albero di Anne” (Orecchio Acerbo, euro 11,50) di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C. Quarello tradotto da Paolo Cesari. Ha centocinquant’anni l’ippocastano, non è troppo vecchio ma è invaso dai parassiti e prima di essere abbattuto e sostituito da un suo doppio, “proprio un gemello”, ha voglia di narrare ciò che accadde sessant’anni fa e torna con la memoria ai due anni vissuti da Anne Frank nascosta con la sua famiglia nella soffitta di una casa al numero 263 di Prinsengracht ad Amsterdam. Lui, radicato di fronte alla casa che ospita in clandestinità i Frank è l’unico testimone e l’unico contatto di Anne col mondo esterno. Nel suo nascondiglio la ragazza “sognava di sentire sul viso l’aria gelata, il calore del sole e il morso del vento” e l’ippocastano diventa il suo riferimento, il suo amico da quando, il 6 luglio del 1942 trova rifugio in quella soffitta e comincia a scrivere il diario guardando “l’immenso ippocastano che scoppiava di salute”. Mentre Anne “sognava il mare…sognava sentieri che si addentrano nel bosco” le trasformazioni dell’albero le infondono forza e fiducia e vedendolo rifiorire “di certo pensava al futuro”. Imponente, dalla chioma verdeggiante o spoglia, l’ippocastano diventa l’occhio di Anne sul mondo. Le stagioni si alternano ed Anne le vive grazie all’ippocastano che le trasmette sensazioni ed emozioni e le regala quello spettacolo di mutamenti che diventa pagine di diario. Anche lui è fermo, immobile come lei ma è libero e svolge il suo compito regalando “i marroni duri,lisci e brillanti” ai ragazzi e ai vecchi, donando l’ombra del fogliame agli innamorati, offrendo agli uccelli il rifugio dei rami “affinchè vi costruiscano il loro nido e accolgano il loro canto”, e lasciando al vento la chioma “ affinchè faccia sentire i suoi sibili e il suo sussurro”. La sensibilità narrativa della scrittrice tunisina Irène Cohen-Janca incontra quella dell’illustratore Maurizio A. C. Quarello e le parole poetiche ed i disegni evocativi trasmettono la condizione della giovane Anne che scrive: “vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerò a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace”. Nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, Anne Frank muore “di stenti e disperazione” nella primavera 1945. Per non dimenticare!




