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Intervista a Simoni e Corciolani per Giallo Panettone

24 Dicembre 2012
in strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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giallo_panettone_cover
di Cristina Marra – Il menu letterario delle feste è servito! Basta mettersi comodi e assaggiare le pietanze, ma attenzione perchè potrebbero essere letali trattandosi di “Giallo Panettone”

(Monadori, pag. 251, euro 18,00) l’antologia di gialli natalizi con nove gustosi racconti ad alta tensione introdotti da Luca Crovi.  I gialli rappresentano “un genere narrativo” scrive Crovi “che fin dalle sue origini ha avuto un legame particolare e unico con il cibo e che viene ribadito in questa antologia”. Cuochi d’eccezione di piatti natalizi, i giallisti  Angela Capobianchi, Alfredo Colitto, Valeria Corciolani, Alessandro Defilippi, Marcello Fois, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Gianfranco Nerozzi, Marcello Simoni, Sandro Toni che dalle lasagne al latte fritto, dalla caponata al caffè “cucinano” trame criminali per i palati più esigenti.
Una vendetta tanto sottile quanto macchinosa viene consumata a tavola alla fine Quattrocento durante un sontuoso pranzo di Natale nel racconto “Il banchetto degli scacchi” di Marcello Simoni.
Marcello, il cibo può diventare motivo di vendetta anche a Natale?
“Penso che il cibo esprima ben più del gusto per la buona cucina, e lo si può apprendere proprio dai banchetti delle corti rinascimentali, dove le portate non assolvevano soltanto a un ruolo “nutrizionale”, ma anche a un simbolismo legato alla fascinazione e alla spettacolarità. E non dimentichiamo che in un’epoca come questa la spettacolarità poteva coincidere anche con l’esecuzione di un condannato, al punto che persino la morte di un duca assumeva un ruolo di celebrazione e quasi di intrattenimento. Per quanto riguarda il Natale, lo si può considerare sotto il profilo psicologico un periodo da “bollino rosso”, in cui le famiglie si riuniscono e mettendo spesso a nudo contrasti e livori covati da tempo. E se ciò accade tra comuni mura domestiche, immaginiamo quali proporzioni possa assumere nelle casate nobiliari del Rinascimento, notoriamente dedite alle congiure e agli avvelenamenti”.
Il cibo e i suoi rituali diventano anche indagine e specchio della società e delle sue gerarchie. Quanto spazio dai al cibo nei tuoi thriller storici?
“È naturale che gli equilibri sociali e di corte trovino una perfetta collocazione nel banchetto, dove i rapporti di subordinazione vengono rispecchiati dalle posizioni assunte dai commensali intorno a un tavolo. Come pedine degli scacchi. Dal punto di vista narrativo e antropologico, si tratta di un universo dalle mille possibilità che non ho potuto ignorare. Nel mio ultimo romanzo, La biblioteca perduta dell’alchimista, ho deciso infatti di tratteggiare un momento fondamentale della vicenda durante una cena, al desco del re di Castiglia”.
Il gioco e il Natale, finzione e realtà si mescolano, è questo il mix che hai scelto per il tuo racconto?
“Era da tempo che desideravo cimentarmi in un racconto dove potessi fondere la simbologia degli scacchi con i rapporti gerarchici fra varie persone, e ho colto l’occasione al volo. Ma questa è soltanto una parte del gioco, poiché per creare una mensa adeguata alle mie velenose portate ho dovuto intrecciare i moduli del giallo storico con una dimensione surreale, le cui suggestioni derivano per buona parte dalla narrativa di Calvino”.
La tranquillità e serenità di due anziane zitelle alle prese con il menu di Natale, nasconde un’atroce realtà che Valeria Corciolani racconta con ironia e “utilizzando” tre animali che con ruoli differenti danno anche il titolo al racconto “Il gatto, l’astice e il cammello”.
Com’è nata l’idea del tuo racconto?
“L’idea ha preso forma immediatamente, già leggendo la traccia “obbligata” inviatami dalla casa editrice: il racconto doveva essere giallo quanto basta (insomma un cadavere, da qualche parte, ce lo dovevo mettere!), natalizio e culinario. Ora, conoscendomi, sapevo già che come trillerista non sarei stata assolutamente credibile, quindi mi sono immersa senza remore nella cucina di due anziane sorelle (zie di scapestrato e inetto nipote), accompagnandole nella preparazione del vero pranzo di Natale genovese. Che poi l’avvicendarsi di un gatto, di un astice e di un cammello incrinino fatalmente il tranquillo tran-tran di cappon magro e latte fritto… beh, come scrive Luca Crovi nella sua gustosa prefazione “Ne uccide più la gola che la spada”!”
Suspense e ironia. Sono questi gli ingredienti dei tuoi gialli?
“Assolutamente sì. Posso affermare che per me Scrittura=Lettura, non scriverei mai una cosa che non mi piacerebbe leggere e io non amo chi si prende troppo sul serio”.
A Natale che libro metteresti sotto l’albero?
“Ahi, questa è un po’ come quella maledetta domanda: chi salveresti e chi butteresti giù dalla torre!
Dunque, con grande dolore per chi lascio da parte, sotto l’albero vorrei “Storia di un corpo” di Daniel Pennac, ho amato tutti i suoi romanzi, dal primo all’ultimo, per la sua fantasiosa e pungente ironia. Sono certa che anche questa volta non mi deluderà”.

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