
di Cristina Marra – Un salto dal pennone di una nave in mare aperto, un salto che simboleggia il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, un salto incitato da un padre ed eseguito dal figlio.
“Salto” è il racconto di Lev Tolstoj pubblicato da Orecchio Acerbo (libro e poster euro 12,50) nella collana Lampi light che raccoglie racconti classici della letteratura fantastica, d’avventura e noir, esposti alla luce delle immagini che, come un lampo nella notte, improvvisamente rovescia la visione delle cose. Tradotto da Olga Romanova con postfazione di Goffredo Fofi, “Salto” è illustrato da Maja Celija, slovena, tra i suoi libri “Giufà e re salomone”, “Filastrocca delle mani”, “Chiuso per ferie”, “Gago”. Maja Celija, come scrive Walter Fochesato “è bravissima nell’andare oltre il testo, ama gli accostamenti incongrui, le sorprese visive e spiazzanti, il particolare capace di mettere in moto altri percorsi e domande”, nei suoi disegni visionari riesce a cogliere le espressioni, i sentimenti e gli stati emotivi che muovono i protagonisti del racconto: il bambino e la scimmietta che lo stuzzica. Tutti i passeggeri che si trovano a bordo della nave da crociera assistono agli scherzi e alle provocazioni che la scimmia fa al figlioletto del capitano “sembrava che volesse sfidare il ragazzo, puntando il dito su di lui e facendo le smorfie” fino a quando l’ultima burla fa infervorare il bambino che si arrampica sull’albero della nave e tenta di raggiungere la punta del pennone. “Se avesse messo un piede in fallo si sarebbe sfracellato sul ponte”, è il momento di compiere la scelta giusta. Occorre che “come diceva Tolstoj” ricorda Fofi, “dall’arte scaturisca la necessità in chi vi si accosta di cambiare, di prendere in mano il proprio destino, di scegliere e di scegliersi, di collocarsi dalla parte del giusto e del vero, e solo di conseguenza, del bello”.
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