
per le vacanze non ancora completati e sulle loro scelte e esigenze di preadolescenti. Comincia così “Il Signore dei colori” (Coconino Press-Fandango pag.157, euro 17,00) il primo graphic novel del promettente Roberto La Forgia della collana “Coconino Cult” diretta da Igort. “I protagonisti sono tre” mi anticipa l’autore “due ragazzini di dieci anni che cercano di capire chi sono e vivono le loro prime pulsioni sessuali e uno più piccolo, Paolo, che è protetto dagli altri due e instaurerà però un rapporto particolare con un adulto”. Paolo ha solo sette anni è il più piccolo della comitiva e si occupa della mamma paraplegica, conduce una vita in bianco e nero, fatta di routine quotidiana: la spesa, le cure alla mamma, i giochi con Luca e Gianni. Mentre gli amichetti provano le prime pulsioni sessuali, Paolo scopre il mondo dei colori attraverso i fumetti e le attenzioni che gli riserva il giornalaio a cui fa visita quotidianamente. Sottile è la discesa verso il nero, manca davvero poco al piccolo Paolo per cadere nella trappola della pedofilia.
Roberto perchè hai dedicato il tuo primo graphic novel al mondo dell’infanzia?
“Sono da sempre molto sensibile allo stato dell’infanzia come componente sociale ed ho cominciato a lavorare al libro cinque anni fa. Due sono state le molle che hanno fatto scattare in me l’esigenza di scrivere: la prima è stato il forte contrasto tra la mia generazione e quella dei bambini di adesso. Io giocavo per strada mentre ora i bambini sono sempre più chiusi in quattro mura, la seconda molla è stata il modo in cui si parla dei bambini nei media quando sono vittime. Ho voluto quindi affrontare il tema della pedofilia senza toni cupi, ho voluto trattare un argomento straziante con delicatezza”.
La Forgia racconta il mondo dei bambini, le loro paure e le loro curiosità e in meno di duecento pagine scorre in immagini e parole un universo delicato e troppo spesso trascurato come è quello dell’infanzia quando il rapporto difficile con i genitori, la mancanza di attenzioni e di comunicazione o anche una una piccola disattenzione possono aprire le porte a mali devastanti come la pedofilia. L’autore si immerge nel ruolo di bambino ne interpreta il linguaggio, le illusioni, le innocenze. “Ho ambientato “Il signore dei colori”negli anni Novanta” continua La Forgia “nel posto in cui sono cresciuto e in cui ho giocato per strada” quando la voglia di crescere è tanta ma i punti di riferimento o gli esempi da seguire o imitare possono anche essere sbagliati. Ecco allora che i colori possono diventare cupi e che all’arancio, colore dominante del libro, può subentrare il nero.
Il colore del tuo graphic novel è l’arancio. Perchè lo hai scelto?
“L’arancio, quella particolare gradazione di arancio l’ho scelta per due ragioni: perchè abbaglia e fa risuonare lo stato mentale di Paolo e perchè nelle scene notturne, durante sessioni di gioco che vanno oltre la mezzanotte, illumina e riscalda. Ho voluto restituire al lettore quel senso di sicurezza che sentivamo io e i miei compagni quando giocavamo al buio, senza adulti tra noi”.




