
frequentato soltanto palazzi reali e principeschi” eppure adesso è un cane solo in una stazione di servizio abbandonato con l’inganno dal padre della sua padroncina Michela. Inizia così “Diario di un cane randagio (Falco editore pag.125 euro 12,00) di Iginio Carvelli, giornalista da sempre impegnato nel sociale e direttore del mensile Kairos e del periodico culturale Il cammino. Il libro sarà presentato alla sala municipale Filanda Gaudio di Mendicino (Cs) il 29 maggio alle ore 17,00 nell’ambito della manifestazione “Il maggio dei libri”alla presenza dell’autore con l’introduzione dalla dirigente scolastica Assunta Morrone e gli interventi della giornalista Cristina Marra, dell’assessore alle politiche sociali e alla salute Eugenio Cupelli e di Raffaele Vena, assessore alle politiche ambientali. L’attore Gigi Miseferi si esibirà in letture sceniche dei brani più significativi del libro. Perchè scrivere un diario? Il diario diventa per Filippo un modo per sfogare il suo dolore e il suo senso di solitudine e affida i suoi pensieri alla luna che diventa la sua penna. Accompagnato da un’ombra amica che lo consiglia e lo ascolta, le confidenze e le inquietudini di Filippo divengono trentuno capitoli introdotti da un aforisma di chi ha “avuto gentili pensieri per i cani”. Filippo sente addosso i segni della vita randagia ma non può rassegnarsi “al pensiero di non vedere più “ la sua piccola padrona e sarà l’amore verso la bambina ad aiutarlo a superare paure e situazioni di pericolo. Nel suo peregrinare, il Cavalier King incontra altri cani abbandonati e altri che non hanno mai posseduto una persona che li ha voluti bene o una casa. Le storie di cani randagi si intersecano con storie di solitudini umane e l’autore proietta su Filippo non solo le esistenze di molti animali maltrattati, sfruttati o abbandonati ma anche quelle di esseri umani soli, senza casa e senza amore. Sono tantissimi i temi e i disagi sociali trattati da Carvelli con una prosa semplice e toccante che punta al nocciolo del problema. L’autore riesce a dar voce a chi riesce a comunicare solo con uno sguardo o a chi uno sguardo su di se lo vorrebbe e penetra con sensibilità e delicatezza dentro situazioni di violenza e sfruttamento. Filippo non solo subisce una violenza ma comprende i mali altrui, le sofferenze gratuite inferte senza scrupoli ad animali indifesi e capisce come va il mondo. La solitudine accomuna tutti gli esseri viventi e “la solitudine uccide l’anima” e quella di Filippo “ha conosciuto la gioia dell’amicizia di Michela e ha assaporato l’amarezza dell’abbandono” ma fortunatamente lungo il suo cammino di ricerca ha trovato anche amici. Se l’epilogo della storia riserverà non poche sorprese ma quando Filippo incontra la solitudine di un essere umano, diventano una cosa sola e “quando due randagi stanno insieme, uno dei due cessa di essere randagio”.




