
di Cristina Marra – “Il mezzo che unisce terre, culture, uomini, donne e bambini: la barca” da secoli, è la protagonista del libro-catalogo dell’artista e scrittore Odo Tinteri. Sardo, vive a
Genova, Tinteri è da sempre interessato alle civiltà che vivono sul mare e in “Barche nella storia, barche del Mediterraneo” (Edizioni la Linea, Pag. 127, euro 18,00) continua il viaggio per immagini e parole iniziato con “Barche nella storia, barche di Liguria”. Nella storia dell’umanità, la barca ha da sempre condotto alla scoperta di nuovi popoli e di terre lontane o alla ricerca di fortuna, “la spaventosa furia del mare e la sua forza, non hanno fermato l’audacia di chi voleva cercare lidi diversi” più consoni alla propria esistenza, “le barche sono state culla di sogni e spesso tomba crudele di destini”. Tinteri si dedica al mare Mediterraneo con i suoi miti e leggende ma anche con le sue guerre e battaglie, “la storia della barca ha capitoli tenebrosi e duri da leggere, ma è come quella degli uomini che con essa hanno vissuto”.L’autore prende la barca come simbolo ed espressione delle civiltà del Mediterraneo che nel tempo si sono avvicinate, combattute ed evolute. Anche le imbarcazioni sono cambiate, e diventate “diverse nella forma e nelle capacità tecniche” e sono cambiati gli uomini che le guidano e i loro passeggeri, “sono barche anche quelle dei migranti sovrastate dalle migliaia di corpi che le assediano”. Barche solitarie o colme di passeggeri, barche come mezzo di lavoro o come svago, ma la barca di Tinteri è anche sogno. Dalla nave nata dalla fantasia dell’autore, che immagina la fattura dell’antica imbarcazione che portò il popolo degli Shardana in Sardegna, fino alle grandi navi da crociera, Tinteri veleggia nel Mediterraneo e racconta la storia dei popoli che su questo mare si affacciano dando voce alle barche che lo solcano quotidianamente da millenni. Galeazza, vascello, galeone, pinco, sciabecco, feluca, leudo, cotre, gozzo, galetta, cutter, motoveliero, piroscafo o transatlantico, tutte queste imbarcazioni, molte delle quali liguri, si susseguono nel racconto-dipinto di Tinteri in una sorta di staffetta che per mare ripercorre secoli di storia e di vita di barche diventate simbolo di un’epoca. La barca si umanizza, nel racconto di Tinteri e la sua vita arriva ad un ultimo approdo quello che ne segna la sua fine e “la banchina diventa cimitero e con i legni spezzati confonde anche le speranze di tanta gente e i loro drammi personali”. La barca è anche “voglia di sfidarsi e di sfidare” e così il libro di Tinteri diventa un susseguirsi di quadri in cui le vele sono le ali colorate che costituiscono il “sogno di molte persone che amano il mare”.




