
di Cristina Marra – Si può lasciare che siano i lettori a presentare un romanzo, a dialogare con l’autore, a proporre spunti di confronto e ad evocare ricordi personali? Sì, ed è quanto è
successo alla bellissima presentazione di “Casca il mondo, casca la terra” (Rizzoli, pag.318, euro 17,00) di Catena Fiorello alla libreria Ciofalo di Messina. Moderato dal titolare, dott. Nino Crapanzano e introdotto dalla relazione della professoressa Giuseppina Costa, alla presenza del rappresentante del gruppo editoriale Rcs per la Calabria e Messina, Nicolino Barsanti, l’incontro è stato gestito dall’autrice e dai numerosi interventi dei lettori. C’è stato chi si è immedesimato in un personaggio o in una situazione, o chi ricordando un episodio narrato nel romanzo ha raccontato con naturalezza e simpatia un’esperienza personale. La disponibilità e l’ironia dell’autrice hanno dato verve all’incontro ed hanno ulteriormente stimolato il dibattito con un pubblico attento e sempre più partecipe che ha inondato la scrittrice siciliana di domande e curiosità.
Già autrice del fortunato romanzo “Picciridda”(sta scrivendo la sceneggiatura cinematografica), Catena Fiorello si appresta a ricevere a Gioia del Colle il prestigioso “Magna Grecia Award”, premio assegnato in precedenza a personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo del calibro di Alda Merini.
“Casca il mondo, casca la terra” è un romanzo basato sulla famiglia, sui legami tra mogli e mariti, sul rapporto tra genitori e figli, sulle differenze generazionali che emergono in questo genere di relazioni e confronti. A Roma in un pomeriggio di fine ottobre comincia il viaggio-racconto a ritroso di Vittoria. Di fronte a una vetrina sfavillante in via dei Condotti “un enorme quadrato di cristallo, illuminato da luci filiformi che scendevano come gocce di miele plastificato, fermandosi ognuna a un’altezza diversa” Vittoria “affonda il suo sguardo ingordo….come una tigre affamata dopo giorni di digiuno”. Accanto al suo volto riflesso sul vetro, anche quello di “una bellissima figura slanciata ben proporzionata”, una donna più giovane di lei ma altrettanto bella e affascinante. Dopo aver scrutato quella donna “alla sua maniera: mordace”, Vittoria si rende conto che si tratta di “lei. La sua nemica, il suo incubo più nero: l’ossessione che le aveva rovinato la vita, o quasi”. È Laura, l’amante di suo marito “una sconosciuta che era arrivata nella sua vita per oltraggiare il tempio che Vittoria aveva costruito in quei lunghi anni di sacerdozio matrimoniale” e che un anno prima aveva mandato la sua vita in frantumi “giù per terra e anche quella della sua famiglia”. Due volti riflessi sulla vetrina della strada del lusso romano diventano due vite, due storie apparentemente diverse eppure con tante affinità. Quanto conta e quanto è vero ciò che appare? Da una Roma fastosa e opulenta, ”senza censure o pregiudizi provinciali” che rispecchia le ambizioni e l’attuale vita agiata di Vittoria, la narrazione procede con flashback verso il Sud, verso quel Salento povero dove la protagonista è nata e da dove con ostinazione e perseveranza è fuggita lasciandosi alle spalle un’infanzia di privazioni e di abusi subiti passivamente. Vittoria aveva sempre vinto le sue battaglie, “era il destino del nome che portava con fierezza: emergere dai suoi guai…nessuna cicatrice avrebbe mai raccontato quanto fosse stata faticosa la sua vita” e lo avrebbe fatto anche stavolta “mai un’altra donna le avrebbe scippato allure e privilegi”. Il matrimonio col ricco e famoso avvocato Alberto del Giusto aveva proiettato la bella Vittoria nella vita che desiderava. Lusso e denaro sembravano avere cancellato i dolori dell’infanzia ma il legame con la madre e la sua terra non è perduto “le pareva di sentire la voce di sua madre”, la semplice e modesta Mimina , “sempre da qualche parte”. Così, “ogni volta che il suo cuore traballava, qualcosa la riportava indietro e la costringeva a confrontarsi con il suo passato” ed ecco che Catena Fiorello descrive col cuore il Sud, il suo Sud che stavolta non è quello siciliano ma quello del Salento. Per la sua protagonista “quel mare che da sogno notturno angosciante e minaccioso si trasformava nelle immagini di gioia indimenticabile che ora contemplava e trasmutavano il dolore in nostalgia buona”. Gli odori e le suggestioni di un piccolo paese salentino o i posti di mare più frequentati diventano, nella scrittura di Catena Fiorello, luoghi dell’anima ed i paesaggi sono in simbiosi con i personaggi. Il romanzo scorre veloce e segue i cambiamenti che avvengono nella famiglia di Vittoria. La scrittura di Fiorello è un crescendo che man mano che la trama prende forma acquista spessore e intensità narrativa. La protagonista compie un girotondo e alla fine del giro casca giù per terra ma dalla sofferenza, la più atroce per una donna e una madre, parte il riscatto, il raggiungimento della libertà. Il lungo viaggio compiuto da Vittoria “la fa giungere alla verità che l’avrebbe guarita” perchè un’altra Vittoria in fuga dalle apparenze, la vera Vittoria era lì e bussava alla porta”.
Catena, sei stata autrice televisiva, quando hai deciso di smettere e di dedicarti soltanto ai romanzi?
Ho smesso di fare l’autrice per la televisione perchè il mio ex editore, Cristina Dalai di Baldini & Castoldi, una persona che mi ha insegnato molto, mi disse che se volevo essere presa sul serio e intraprendere il mestiere di scrittrice seriamente dovevo soltanto concentrarmi su una cosa. Mi sono chiesta cosa volevo fare veramente e ho capito che quello che mi viene più naturale è scrivere, poi non so se mi riesce bene. Così ho scelto la mia strada.
Il tuo romanzo racconta la storia di una caduta. Ma poi la tua protagonista si rialza?
Sì, in verità siamo cadute insieme, Vittoria, la mia protagonista ed io siamo finite giù per terra insieme. Ho scritto il romanzo di notte, dopo la fine di una relazione. Io curavo il mio spasimo scrivendo e la mia protagonista fa altro. Ho scritto in cattività, però non c’è nulla di autobiografico.
Il fil rouge del tuo romanzo è la famiglia?
Sì, assolutamente. Si è detto e anche scritto che il mio è un romanzo sul tradimento ma non è esattamente e solo questo. Certo, si apre con un tradimento e parla dell’ossessione di una donna, una moglie, per un tradimento ma nel libro si parla di una famiglia con le tragedie di una famiglia con i rapporti madri figli, mariti mogli.”




