
di Cristina Marra- Morto nel ghetto di Varsavia nel 1942 per mano di un ufficiale nazista che lo fucilò forse per una vendetta, Bruno Schulz, scrittore e artista ebreo è il protagonista della
storia illustrata “Bruno, il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo editore, 40 pag a colori, euro 16,00) di Nadia Terranova e Ofra Amit.
Lo stile essenziale, asciutto e diretto della scrittrice Terranova e le illustrazioni surrealiste e dai colori tenui, come quello della cannella tanto caro all’autore, di Ofra Amit, rielaborano l’infanzia di Bruno, le sue esperienze ed i suoi dolori fino alla nascita della sua arte. Considerato il più significativo scrittore polacco tra le due Guerre, Bruno Schulz è autore di “Le botteghe color cannella”, “Il sanatorio all’insegna della clessidra”, “Lettere perdute e frammenti”. Il negozio di stoffe del padre Jacob fa da sfondo a tutte le sue opere. Uomo eccentrico e bizzarro Jacob è perennemente alla ricerca di una vita movimentata e ricca di fantasia e di sogni che lo porta a compiere gesta spesso grottesche e folli che però influiscono sulla formazione personale e artistica di Bruno. “Secondo Jacob Schulz” scrive Terranova, “la materia pullulava di vita, bisognava solo stanarla e forgiarla. Jacob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un pò meno se stesso” e Bruno gli è accanto, piccolo e timido “con l’imbarazzo di una testa grossa che gli avrebbe reso impossibile” imitare il padre. Il piccolo Schulz è sensibile e altruista nonostante gli stenti e come racconta David Grossman nutriva le mosche con granelli di zucchero per irrobustirle per l’inverno. I ricordi d’infanzia diventano per Bruno pretesto di opere in cui la metafisica, le apparizioni fantastiche e le fiabe si fanno racconto. Adela, la governate di casa, intimorita dai mutamenti di cui Jacob è capace, dona a Bruno gli input per ricercare il padre e assorbirne le geniali stranezze. Fino a quando un mutamento diventa sparizione definitiva e Bruno deve “trovare il modo di guarire dalla malinconia perchè suo padre gli mancava terribilmente”. Ecco che nella sua testa i ricordi si susseguono e diventano disegni e racconti che fanno rivivere la capacità del padre di immergersi e sentirsi parte o identificarsi con un oggetto o un animale. Realtà e fantasia, illusione e sogno sono espresse dalla narrazione e dalle illustrazioni in cui Bruno con la sua testa grande e piena di creatività è protagonista assoluto.
L’omaggio a Bruno Schulz di Nadia Terranova, scrittrice messinese di testi teatrali e di storie per ragazzi incontra l’arte dell’illustratrice israeliana Ofra Amit, vincitrice della Gold Medal for Children’s Books Illustration e la casa editrice Orecchio Acerbo pubblica un altro pregevole volume che sarà presentato oggi, Giornata della memoria, a Roma e i cui disegni saranno in mostra fino al 5 febbraio alla galleria romana Tricomia.
Bruno Schulz rimarrà così sempre quel bambino che dal ghetto di Varsavia non poteva far altro che volare con la fantasia.




