
di Cristina Marra – É stato definito il Thomas Harris di Francia quando il suo romanzo d’esordio “La stanza dei morti”(Nord) ha scalato le classifiche diventando “la risposta europea
al silenzio degli innocenti”, Franck Thilliez, ingegnere elettronico nato a Annecy nel 1973, con “L’osservatore” (Nord edizioni pag. euro…) appena uscito in Italia,si conferma maestro del thriller francese. Ambientazione cupa, analisi delle menti criminali, storie agghiaccianti, incubi e follie, sono tenuti insieme da uno stile evocativo e incisivo che risente dell’esperienza di Thilliez come sceneggiatore per la TV. Il romanzo unisce per la prima volta i due detective cari all’autore: il profiler parigino Franck Sharko e la detective di lille Lucie Henebelle. insieme si occupano di due casi difficili: a Lille Ludovic Sènèchal perde la vista guardando una vecchia pellicola e in Alta Normandia sono rinvenuti in un cantiere i cadaveri mutilati di cinque uomini. Mentre Lucie cerca di saperne di più sul principio dei immagini subliminali, Franck Sharko “alias Shark…squalo” si reca a El Cairo per indagare su omicidi compiuti con lo stesso modus operandi di quelli di cui si sta occupando in Francia. La suspense aumenta e Thilliez non priva il lettore dei dettagli anche più raccapriccianti che riguardano gli omicidi e man mano che il plot si arricchisce di nuovi sconcertanti elementi viene a galla una cruda e atroce verità.
Già dall’incipit la tensione è alta. Ti piace stupire e coinvolgere subito il lettore?
“È molto importante per me il modo in cui inizio un romanzo. Voglio che il mio lettore sia immediatamente coinvolto nella storia. Quindi, le prime pagine devono essere strane e intriganti. Il lettore deve trovarsi a dire “è terribile, cosa succederà a questo povero personaggio?
All’inizio dell’Osservatore un uomo trova un vecchio film anonimo in una soffitta, lo guarda e diventa cieco. Perché? Di che cosa parla questo film? Cosa cosa gli succederà dopo?”
Lucie e Franck, perchè la scelta di due detective?
“Sono stati i lettori a chiedermelo! Alcuni di loro amavano particolarmente il personaggio di Lucie, altri invece preferivano quello di Sharko. Da tempo mi girava in testa l’idea di far tornare entrambi i personaggi in un nuovo romanzo perché li trovo umanamente ricchi e stimolanti, ma non sapevo in quale ordine. Prima Lucie o prima Sharko?
Poi, a un certo punto, mi sono detto: perché non usare i due personaggi per la stessa storia? La cosa più importante per me era che il loro incontro non fosse artificioso. Lucie vive al nord, vive la sua vita con le due bambine, mentre Sharko vive a Parigi. Non c’era ragione per cui i due si dovessero incontrare. Così ho creato una storia nella quale i due potessero stare insieme senza che l’incontro avvenisse per caso. I due hanno personalità molto diverse, sono personaggi molto forti ma mi sembra che formino una bella coppia!”
Il pericolo dei messaggi subliminali. Il tuo thriller diventa denuncia?
Mi piace scrivere di scienza e i miei studi, a scuola, sono stati di carattere scientifico. Matematica, fisica, chimica… credo davvero che la scienza sia qualcosa di necessario per l’evoluzione dell’essere umano, che sia una cosa positiva per la nostra società, per la nostra umanità. Ma dobbiamo anche stare attenti perché la scienza può essere pericolosa se finisce nelle mani sbagliate. Mi riferisco in particolare alla clonazione, alle manipolazioni genetiche e anche alle immagini subliminali, usate in sperimentazioni sugli esseri umani negli anni ’60… Quindi la scienza ha davvero due lati, uno chiaro e uno oscuro, che possono essere sfruttati ed esplorati in un thriller.
Nel mio romanzo cerco anche di capire, scientificamente, come accade che le persone uccidano altre persone. Cosa succede nelle loro menti quando commettono un omicidio? Cosa c’era di sbagliato nel loro cervello che li ha fatti oltrepassare quella linea di confine tra bene e male?”
Nei tuoi romanzi la paura è generata dalle perversioni mentali, è così?
“La paura è generata da ciò che segna la differenza tra normalità e anormalità. Nelle nostre vite tutto è controllato: ci svegliamo, prendiamo il treno, andiamo nel nostro posto di lavoro… Ma quando qualcosa va nel verso sbagliato (il nostro treno non c’è, uno strano uomo ci si siede accanto…) la paura compare lentamente dal profondo della nostra mente.
Certo, la perversione mentale è spaventosa perché è molto strana, e anche pericolosa a volte.
Mi piace giocare con queste paure, tanto che a volte i miei lettori mi dicono “Ho fatto un incubo per colpa tua!” e io rispondo “Grazie! Questo vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro!”
Ne “L’osservatore” c’è tantissima documentazione sulle tecniche della polizia scientifica e tanta ricerca. Come ti informi?
“La ricerca è una parte del lavoro che mi prende sempre 5 o 6 mesi di tempo. Nei miei romanzi mi piace affrontare, come ho già detto, temi scientifici e poter anche insegnare qualcosa al mio lettore.
Per questo c’è una prima parte in cui mi documento leggendo testi per approfondire la mia conoscenza sui temi che voglio prendere in considerazione. Poi, soprattutto per quel che riguarda i metodi della polizia e dei medici legali, nel tempo ho creato una rete di persone, di esperti del settore, ai quali faccio riferimento e ai quali posso chiedere le informazioni che mi servono per rendere il mio romanzo il più possibile verosimile alla realtà.”




