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La “Milano Criminale”di Paolo Roversi

10 Maggio 2011
in strillibri
Tempo di lettura: 4 minuti
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MILANO_CRIMINALE300dpi

di Cristina Marra – Milano è una città grigia, “grigio piombo, grigio fumo”, è rossa, “rosso sangue, rosso fuoco”, è una città dove “si vive e si uccide”, è la Milano del crimine degli anni

Sessanta e Settanta raccontata da Paolo Roversi nel suo ultimo romanzo “Milano Criminale” (Rizzoli, pag. 430, euro18,90).
Il mattino del 27 febbraio 1958, “il giorno della rapina”in via Osoppo, il giovane Antonio Santi decide che “gli uomini che hanno messo a ferro e fuoco” Milano vuole sbatterli al fresco e diventerà poliziotto, Roberto Vandelli invece vuole imitarli e sarà il bandito del Giambellino e capo banda di un’organizzazione criminale.
La capitale lombarda diventa la città della mala e le sue evoluzioni sono contemporanee al boom economico, al fermento giovanile, ai cambiamenti sociali, al mito della vita on the road. A fare da sottofondo alle azioni criminali, sono le meolodie delle canzonette popolari e le parole dei testi di protesta, le canzoni di Gaber ma anche di Tony Renis.
Paolo Roversi, fondatore e direttore del web press Milano Nera e anima del Festival “Nebbia Gialla” di Suzzara, e autore di romanzi noir tra cui “Pesce mangia cane” e “L’uomo della pianura”, snoda la trama del suo romanzo intorno alle figure di Santi e Vandelli. La carriera di Antonio in polizia procede di pari passo ai mutamenti di Milano e in parallelo con quella del criminale la cui organizzazione si radica sul territorio. La città cambia, ”la ligera galantuoma, ormai svanita. Adesso si ammazza per soldi, è cominciata l’epoca delle bande criminali, delle batterie e non si torna indietro”. Quegli anni e quei personaggi riempiono le pagine di cronaca nera, e anche i giornalisti hanno il loro ruolo di primo piano nella lotta alla criminalità. Rapine, furti, sparatorie si susseguono, mentre l’uomo sbarca sulla luna, mentre muore Martin Luther King o mentre si manifesta per la pace in Vietnam. Roversi si riconferma uno scrittore che sa unire fatti di cronaca vera a fiction narrativa in un mix dallo stile fluido e leggero. Immagini narrate che ricordano i ritmi cinematografici di tanti film in voga in periodo, che Roversi trasforma in una bella storia noir in cui il linguaggio e la musica di quel tempo riecheggiano ancora oggi.

Milano. La città è la vera protagonista del romanzo. Mi racconti brevemente la Milano di quegli anni?
Era una città viva. La gente frequentava i locali, passeggiava in centro e firmava cambiali per comprarsi il primo frigorifero o la prima Cinquecento con il sorriso sulle labbra. Era una Milano che sognava.

Paolo, quando hai deciso di scrivere “Milano Criminale”?
Circa un anno e mezzo fa. L’idea mi è venuta subito dopo la pubblicazione di “L’uomo della pianura” in cui affrontavo per la prima volta gli anni Settanta. Quel breve incontro con la Milano Criminale di quel periodo mi ha affascinato al punto che ho deciso di scriverci un romanzo.

Com’è stato abbandonare il personaggio di Radeschi?
Non è stato un abbandono, ma solo una pausa. L’avevo già fatto con PesceMangiaCane e Taccuino di una sbronza. Un momento di riposo non può che far bene al nostro giornalista-hacker.

Quali sono i film che ti hanno ispirato?

1) Milano Calibro 9 di Di Leo, in assoluto un capolavoro. Gastone Moschin che interpreta Ugo Piazza è impareggiabile;
2) Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, con Volonté a cui mi sono molto ispirato anche per il romanzo. Bellissimo;
3) La Mala ordina sempre di Di Leo, un vero genio del genere;
4) I ragazzi del massacro. Ancora di DI Leo e tratto dal bellissimo romanzo di Giorgio Scerbanenco (che tra l’altro figura anche come personaggio nel mio romanzo…);
5) Svegliati e uccidi di Lizzani ispirato alla vita di Luciano Lutring il Solitsta del mitra, anche lui fra i protagonisti del mio romanzo;
6) Banditi a Milano di Lizzani, anche questo fondamentale per la stesura del libro e per la ricostruzione delle gesta della Banda Cavallero;
7) Milano Rovente di Umberto Lenzi, un classico del genere;
Milano Odia di Umberto Lenzi, idem come sopra;
9) Lo zingaro con Alain Delon, liberamente ispirato a Lutring;
10) Milano Violenta di Caiano;
sognava.

I personaggi femminili. Dall’idealista Carla alla sexy Nina. Le donne hanno avuto un ruolo determinante negli anni Settanta?

Sì, fondamentale direi. Hanno cambiato le regole, hanno studiato, hanno iniziato a vestirsi come volevano (in quegli anni ci fu il boom della minigonna), hanno iniziato ad interessarsi e a partecipare in prima persona alla lotta politica…

C’è un personaggio a cui ti senti più legato?
I due protagonisti: Roberto Vandelli e Antonio Santi. A entrambi per motivi diversi.

Roversi scrittore, direttore, organizzatore di eventi. Chi è il vero Paolo?

È un po’ tutto questo: una persona curiosa che ama entusiasmarsi, scrivere, organizzare, incontrare altri scrittori.

Sono tante le presentazioni in giro per l’Italia, com’è il tuo rapporto con i lettori?

Molto buono. Mi piace dialogare con loro dei miei romanzi, ascoltare quello pensano, raccoglierne i suggerimenti.

I tuoi romanzi sono già tradotti in Spagna, Germania, Francia lo sarà anche Milano
Criminale?

Sì. In Francia forse già entro la fine di quest’anno. In Germania e Spagna si andrà invece al 2012.

Progetti imminenti?

Sto pensando di scrivere il seguito di Milano Criminale ma ancora non ho deciso….

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