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Intervista a Vanessa Diffenbaugh autrice del romanzo ”Il linguaggio segreto dei fiori” (Garzanti)

14 Maggio 2011
in strillibri
Tempo di lettura: 3 minuti
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fioriditten
di Cristina Marra –
Victoria parla la lingua dei fiori. Esprime la sua diffidenza con la lavanda, la misantropia con il cardo, l’abbandono con l’aquilegia. Victoria Jones protagonista del best seller “Il linguaggio segreto dei fiori”

(Garzanti, pagg. 360, euro 18,60) è una ragazza sola che ha passato l’infanzia sballottata da una famiglia adottiva all’altra, fino a che trova la sua casa “nel piccolo parco cittadino in cima a  PotreroHill” a San Francisco, qui comprende che i suoi desideri sono “stare da sola ed essere circondata dai fiori”. Diventa fioraia e comunica con i fiori ma convive con un suo dramma intimo, con un senso di solitudine e di abbandono che solo l’amore può curare. Venduto in ventisette paesi il romanzo d’esordio di Vanessa  Diffenbaugh, che sarà presentato alla fiera del libro di Torino, è diventato un fenomeno editoriale. La storia di Victoria, donna e madre che tenta di comunicare con una lingua intima e profonda ormai dimenticata, diventa quella di chiunque con coraggio, determinazione e speranza impara ad amare senza aspettarsi nulla in cambio, e a coltivare il sentimento dell’amore anche se non ha radici.
Raccontata in prima persona dalla protagonista, la storia dei cambiamenti e delle evoluzioni nei rapporti umani di Victoria procedono con i ritmi di crescita delle piante. La protagonista non ha radici, è come una pianta estirpata dal terreno che per sopravvivere ha bisogno di essere piantata di nuovo, di adattarsi e attecchire ancora.
Vanessa il tuo romanzo inizia con il cardo, cioè misantropia, e si conclude con il musco,l’amore materno. Amare senza radici, significa saper amare senza condizionamenti?
“Sì. Una delle frasi dl mio libro a cui tengo di più è quella finale. Mi piace a livello simbolico. Si pensa sempre di poter dare  per quanto riceviamo, di diventare madri simili alla madre che abbiamo avuto, ma l’amore è un sentimento autonomo e come il musco non ha radici. Quindi, possiamo creare e far nascere l’amore dentro di noi anche senza averne ricevuto e coltivarlo e farlo crescere senza radici.
Comunicare con i fiori come in epoca vittoriana è un invito a riscoprire un linguaggio più vero e intimo che la società odierna ha dimenticato?
Io credo che dopo aver letto il mio libro alcune persone rimarranno affascinate dal linguaggio dei fiori. Inviamo sms comunichiamo col le mail o al telefono, possiamo dire ciò che vogliamo a chiunque e in qualsiasi momento e lo facciamo velocemente, spesso riflettere troppo o senza soffermarci sulla scelta delle parole più giuste e appropriate. Il linguaggio vittoriano dei fiori, invece, ci costringe a rallentare, a capire come e quando scrivere con maggiore cura e riflessione, in un modo più attento che oggi è sempre più raro.
Com’è stato il tuo lavoro di ricerca?
Per la mia ricerca sui fiori e il loro significato mi sono mossa un pò come ha fatto la mia protagonista e cioè sono partita dalla consultazione di un dizionario sul linguaggio dei fiori. Credevo che per ogni fiore ci fosse un solo significato, invece esistono diverse definizioni e allora ho consultato dizionari botanici, ho fatto ricerche in  biblioteche e su internet, ho chiesto aiuto a mia cognata che è biologa e così è nato il dizionario di Victoria, alla fine del romanzo.
Ancora fiori protagonisti del prossimo romanzo?
Ho già iniziato a scrivere un pò di pagine. Ancora è top secret.
Qual è il fiore di Vanessa Diffenbaugh?
Mi riconosco nel biancospino, simbolo di speranza. Sono una donna ottimista.

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